Tanta fragilità

Gli avvenimenti che si sono succeduti negli ultimi giorni, che, attorno ad un evento sicuramente preoccupante per tutti i Paesi del Mondo non è certo peggiore rispetto a tante altre epidemie che si sono verificate nell’ultimo secolo (giusto un secolo fa la “spagnola” che fece più morti della guerra mondiale, che poco prima si era conclusa), hanno dimostrato che siamo immersi in un mondo di “fragilità”.
La fragilità è oggi la caratteristica dei rapporti politici, economici, sociali.
Forse in Italia questa caratteristica è più marcata che altrove. Certo è qui da noi che essa più facilmente si manifesta lasciando tracce gravi e pericolose.
Partiamo da quello che è il nocciolo delle discussioni politiche, dei contrasti, delle polemiche degli ultimi giorni.
Il sistema regionale, con il bagaglio pesantissimo e complicato di competenze, duplicazioni etc. etc. si è dimostrato, indiscutibilmente fragile e tale da coinvolgere in questa fragilità ogni provvedimento che Governi, Regioni, Enti vari hanno dovuto adottare.
Fragile, fragilissimo il sistema politico-costituzionale, proprio per il fatto che si deve prendere atto che è un’epidemia che meglio e più di ogni altra evenienza può sostenere le sorti di un Governo ed allontanarne la caduta.
Fragilissima l’economia italiana. Legata, in misura notoriamente rilevante, al settore turistico ed a molte attività manifatturiere che implicano contatti e pericoli di diffusione di virus in misura maggiore di ogni altro Paese Europeo.
Fragile, fragilissimo il sistema finanziario e la sua sopravvivenza in mezzo ai vincoli comunitari Europei. Vincoli necessari per prevenire e combattere la peggiore e più frequente crisi di ogni comunità: quella di fenomeni inflattivi incontrollabili e variamente operanti nei Paesi collegati.
Vincoli che però diventano cappi della forca in altre e non troppo meno frequenti e delicate fasi economico-finanziarie, in cui finiscono per rappresentare una pietra tombale per le possibilità di crescita e di espansione.
Abbiamo inteso ieri il Presidente del Consiglio Conte invocare per l’Italia “un po’ più di deficit”.
Espressione grottesca e da ignoranti con la quale si vuol dire che si invoca un allentamento dei vincoli diretti più ad impedire eventuali fughe inflattive che a lasciare spiragli per la crescita e per rimedi di situazioni eccezionali che importano evidenti pericoli di recessione.
Fragile è l’Europa, che non rappresenta, anzi rappresenta proprio il contrario, quell’automatismo di interventi di fronte a dati negativi eccezionali necessari per fronteggiare situazioni che implicano il coinvolgimento più o meno pesante dei diversi Paesi della Comunità.
Come, quanto, quando potremo uscire da questa situazione?
Certo il nostro Paese è aggravato dai danni e dai pericoli di una classe politica e di forze politiche di maggioranza che, pure nella poco rassicurante situazione Europea sono altrove impensabili.
Fragilità, dunque, e invece, grossolana pesantezza in tutto ciò che è negativo.
E, pesantissimo, fortissimo, il virus peggiore del Coronavirus: il virus dell’ignoranza e della grossolanità che spegne slanci e speranza.
Questa è la vera epidemia.