A proposito di Capitale e Lavoro

A proposito dell’auspicio Mazziniano di “Capitale e lavoro nelle stesse mani”, riproposto di recente da un colto Mazziniano, mi ricordo che alla fine degli anni70 del secolo scorso nella Roma politica venivano riferite, a proposito delle Ferrovie, due caustiche battute. La prima di Ugo La Malfa, che con riferimento all’ingente deficit delle FF.SS di allora, ed all’auspicio di Mazzini, era solito dire: “provate a proporre ai sindacati di fare acquisire dai lavoratori delle FF.SS la proprietà dell’Azienda, e vedete se ne uscite indenni dal confronto”. La seconda di Andreotti che, sempre con riferimento alle FF.SS, diceva: «Ci sono in Italia due categorie di matti, e precisamente quelli che si credono Napoleone, e quelli che pensano di poter risanare la gestione economica delle Ferrovie». Quella di Andreotti era una battuta consona alla “cultura politica” di chi riteneva che si potessero tranquillamente dilapidare le risorse pubbliche; ignorando che poi sarebbe arrivato il conto da pagare. E che conto che è stato. Ugo La Malfa aveva invece molto chiara la questione della compatibilità economica tra servizi, consumi privati, investimenti – sviluppo – occupazione. E proponeva la programmazione a la politica dei redditi. Aveva chiaro che l’auspicio Mazziniano si dovesse coniugare secondo l’attualità dell’economia; e quindi indicare la strada dell’auspicio Capitale e lavoro dalla stessa parte. Sono convinto che la ricetta di allora di La Malfa mantenga oggi tutta la sua attualità.