Michele Polini ricorda Adriano Olivetti

Esattamente sessant’anni fa, era il 27 febbraio 1960, moriva improvvisamente, a soli 59 anni, Adriano Olivetti, un imprenditore
che ha saputo scommettere più di tanti altri in progetti visionari, un’idea di modernità coniugata ad un risvolto sociale:
La radicata convinzione che il profitto aziendale dovesse essere reinvestito per creare e diffondere benessere in favore di tutta la comunità.
L’idea di un’economia sottratta al darwinismo sociale è nel dna della tradizione repubblicana, da Mazzini a Keynes, e anche Michele Polini,
Segretario dell’Unione Romana del PRI ha organizzato tempo fa un convegno su Economia e solidarietà. La sfida possibile perché nessuno resti indietro, con Giancarlo Elia Valori. Con lui ripercorriamo questa importante ricorrenza.

Olivetti nel 1958

«Se ognuno di noi saprà chiedere al proprio fratello che cosa lo divide da noi, se ciascuno di noi saprà infondere al proprio vicino la propria certezza, se ciascuno di noi saprà sollevare una sola persona dall’incomprensione e sottrarla all’indifferenza, suonerà per noi tutti e per tutti la nostra campana» (Adriano Olivetti)

Tra Capitalismo e Comunismo Olivetti credette di poter creare un equilibro tra la solidarietà e il profitto, organizzare il lavoro di modo che la felicità degli operai generasse profitto. Gli operai ricevevano salari più alti, avevano abitazioni e servizi vicino al luogo di lavoro, godevano di particolari condizioni. Nei luoghi di lavoro aveva una grande attenzione l’ambiente, nelle pause i lavoratori potevano servirsi di biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti. L’azienda accoglieva filosofi, astisti, poeti. Il suo sogno era quello della condivisione del senso della comunità, senza disuguaglianze di classe. Tutti liberi e tutti uguali.

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