La modernizzazione di Terra di lavoro. Il nuovo libro di Paola Broccoli


…una validissima occasione per ripensare, mediante lo studio di quanto accadde in quel frangente temporale, anche allo sviluppo e la riorganizzazione “odierna” del Mezzogiorno d’Italia e più in particolare del nostro territorio, di quella che forse solo per un caso di assonanza divenne “Terra Laboris”… ma che lo fu per davvero nei secoli della ruralità ed in quelli seguiti all’industrializzazione, sforzi che rischiano invece oggi la vanificazione

In concomitanza con la rinascita del tessuto sociale, politico ed economico nazionale del secondo dopoguerra, per cui attraverso tutto l’insieme di statuti, documenti, leggi, a partire dalla stessa costituzione della Repubblica Italiana, e a seguire con aiuti, accordi commerciali, derubricazione di debiti, opere ingegneristiche infrastrutturali, industrializzazione, impiantazioni etc, veniva sostanzialmente posta in essere, attraverso quindi un forte impulso dello stato, anche la modernizzazione della nostra solare provincia;il testo si muove, da quanto abbiamo potuto apprendere il sottoscritto ed il mio immancabile accompagnatore un po’ “freelence” (prof. G.L.), anch’egli come me e l’autrice originario dell’alto casertano (ragione che meriterebbe in verità ancora un altro approfondimento speculativo sul tema della “distanza” materiale, ideale, ideologica, antropologica e sociale tra la provincia, nel senso di urbe con il suo hinterland, e le zone periferiche di essa in quanto territorio dell’entità governativa substatale…ma che per le perentorie ragioni che tutti sappiamo rimanderemo ad altro e successivo scritto… a me non si addice, ma che ci vuoi fare) dicevo, il libro parte dall’analisi di questo fecondissimo periodo di radicale mutamento della società casertana per analizzarne gli scenari che hanno consentito la principale variazione, e cioè da società rurale a società moderna ed industrializzata, fino all’inizio o per certi versi già la fine del suo declino (1973, anno che racchiuse in sé il crollo di diverse condizioni perequative e di regolamento e regolazione dell’economia mondiale e che sanciva la fine di un percorso, con la crisi petrolifera, la fine degli accordi di Bretton Woods, la scelta di Nixon a Camp David nel 71 di terminare la convertibilità della moneta statunitense in oro che condusse alla fine sostanziale del cambio fisso, motivo che poi vedremo spinse alla creazione del sistema economico europeo, e tantissimi altri fattori anche internamente al nostro stato, la nascita delle regioni, il ruolo di C.D.P. etc) dicevamo declino derivante comunque probabilmente tanto da fattori interni quanto esterni, ma rispetto ai quali Paola Broccoli sostiene si possa ritrovare il seme della precarietà già dai primi istanti di creazione del sistema, e cioè durante quelle trasformazioni socio-economiche avvenute agli inizi degli anni 60 .
Ma prima di continuare vorrei dirvi chi è Paola Broccoli, quale è il suo percorso accademico, quali sono le sue radici, il suo mondo ed i rapporti tra questo suo interiore e la nascita della società moderna casertana, e poi, chi è intervenuto alla manifestazione e con quali importanti e per niente trascurabili argomenti a sostegno.

Paola Broccoli è sostanzialmente una studiosa, una ricercatrice che segue in maniera costante e coerente, ma non acritica, un percorso dettato probabilmente anche dalla sua storia familiare, dalle proprie radici, senza sottrarsi né all’impegno che ciò comporta né alla fatica, ed anzi ne risulta artefice con una proficua e benevola quanto visibilmente autentica e volenterosa produttività; Paola Broccoli è laureata in Scienze della Formazione Primaria (anno 2004, Università degli studi di Suor Orsola Benincasa Napoli), in Scienze della comunicazione (anno 2012, Università degli studi di Cassino e Lazio Meridionale) e in Scienze della politica, anno 2019 (Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli); è dottore di ricerca in Storia contemporanea nel 2017 (Università degli studi del Molise), ed è già autrice di Quegli istanti a ridosso del futuro, Nola 2011, L’Informatore, il giornale operaio della Sit-Siemens di Santa Maria Capua Vetere, Caserta 2016.
Paola è nipote, da lato paterno, di un acuto ed instancabile ex parlamentare del PCI casertano, l’on. Pietro Paolo Broccoli, deputato nel corso della VII ed VIII legislatura, per cui dal 76 all’83, durante la presidenza della Repubblica di Sandro Pertini e vari governi (Fanfani, Cossiga, Forlani… e da notare, anche i due governi guidati dal nostro esimio Giovanni Spadolini) che ispirarono poi la stagione di quello che tutti conosciamo come “pentapartito”; l’onorevole P. Paolo Broccoli, che spero con franchezza non mancheremo di incontrare, magari proprio accompagnati da Paola nel corso di una collana di articoli che mi sono prefisso di produrre (i quali avranno l’obbiettivo di presentare alle nuove generazioni, e nondimeno “ri-presentare” sotto altra e giusta luce alle vecchie, tutta una serie di esponenti partitici, politici, ed intellettuali del passato che, di varie culture e scuole politiche, avevano però tutti una visione dello stato e della politica molto affine al “senso della responsabilità” ed alla “moralità” della cultura repubblicana più autentica, i quali probabilmente non hanno avuto il giusto e meritato peso politico, ma che non sono comunque mancati nella nostra provincia e che… chi lo può sapere, magari ne avrebbero determinato una migliore sorte); dicevo Pietro Paolo Broccoli, in quanto parlamentare, fu egli stesso con la sua pratica politica, vicino alle tematiche di cui Paola ci illustra le vicissitudini degli anni precedenti nel testo all’oggetto della presentazione, non a caso fu membro delle commissioni parlamentari che curavano le partecipazioni statali, la ristrutturazione e la riconversione industriale, finanze e tesoro, commercio-artigianato-commercio estero, a quella in materia di dazi doganali ed altre, e con incisiva attività tentò di caratterizzarle col fine di migliorare la condizione economica dei lavoratori e di rendere efficiente l’azione dello stato nella nostra provincia mediante gli interventi governativi per il mezzogiorno…mentre per altri erano, ahinoi ! soltanto una ottima e “pesantissima” (in termini generazionali) opportunità di clientelismo; la sua attività instancabile è testimoniata dal proprio grosso archivio personale, che nel 2009 volle affidare all’Archivio di Stato di Caserta, di cui Paola stessa ha tentato di indirizzare le attività come curatrice del “fondo Broccoli”, un fondo di 3000 testi, 3815 pagine di dossier, 41 audiocassette, 65 manifesti, svariate copie di quotidiani dell’epoca ed un quadro pittorico, opera di una comunità di artisti amici, molto significativo, che spero in futuro avrò il piacere di mostrarvi almeno con uno scatto.
Inoltre Paola Broccoli è pronipote, questa volta da lato materno, di Benedetto D’Innocenzo (1879 – 1962) un partigiano, un uomo che ha impegnato tutta la sua vita per un sistema politico democratico nella nostra terra, per le quali convinzioni fu vittima delle reazioni del governo fascista e nel ’38 fu confinato alle isole Tremiti; la sua abitazione di Taverna Mele (località del comune di Calvi Risorta, CE) fu negli anni venti del novecento l’epicentro per la costruzione e la costituzione del partito comunista e del fronte antifascista in tutta Terra di Lavoro, egli stesso fu praticamente il fondatore del PDCI in questa provincia.
È da questa tradizione familiare che viene Paola, alla quale lei ha però affiancato un impegno per nulla trascurabile, il quale mi si è presentato in tutta la sua capacità critica, con tutta la sua integrità ed onestà intellettuale, all’evento di venerdì sera; tenutosi nella bella cornice della biblioteca diocesana di Caserta, un luogo che è di per sé memoria di un impegno che anche i cattolici, in particolare in provincia… ed in questa provincia, sovvertendo in taluni casi quindi tutta una serie di pregiudizi e luoghi comuni che vedono la chiesa come detentrice di un cupo conservatorismo, hanno sentito il dovere di celebrare per cercare di migliorare questa terra, una terra dall’alto valore simbolico ma anche tanto maltrattata; ad un certo punto si ha l’impressione che le strade della cultura, qualunque esse siano, se percorse con autenticità, portino alla fine tutte allo stesso scopo.

Ma veniamo alla serata; hanno partecipato all’evento diversi relatori invitati dall’autrice; erano presenti, oltre ad inizialmente quello che penso fosse il Vescovo in qualità di ospitante, come moderatore invece Franco Capobianco (noto politico ed amministratore casertano ed anch’egli erede diretto di un altro capostipite della sinistra di questa provincia, chi non lo conosce qui…e chi non lo conosce farebbe bene ad approfondire da adesso se pensa di fare politica in questa terra, dicevo Peppino Capobianco classe 1926, una figura quasi leggendaria da giovane ed appassionato cultore e scrittore più in avanti con l’età, un personaggio che per l’incondizionato attaccamento agli ideali in diverse occasioni fu tratto in arresto o allontanato, per aver ostacolato tanto il regime fascista quanto il successivo ordine repubblicano, quando ad esempio organizzava proteste contro la “sporca guerra in Corea” in occasione della visita nientedimeno dell’allora Ministro della Difesa, il nostro Randolfo Pacciardi (repubblicano classe 1899); ma sono talmente tante anche in questo caso le cose da dire che, a Peppino Capobianco, penso dedicheremo altresì un articolo a sé; l’unica cosa che mi sovviene e che proprio non riesco a trattenermi dallo scrivere, in relazione sempre a quel filo che lega le vicende, gli accadimenti e i fatti storici di chi, da un lato o dall’altro ma sempre con valore, ha dato lustro e “significante democratico” a queste terre, è che, pensate (giusto per dare un attimo il senso del valore) sua moglie, la signora Almaviva, fu la prima consigliere comunale donna in tutta “terra di lavoro”, oppure che con le sue memorie, in un libro che ho piacevolmente riletto non da troppo, nonché ultimo suo lavoro (anno 1995) “il recupero della memoria”, portando testimonianza relativamente al massacro perpetrato dalle SS nel 43 sul monte Carmignano, nei pressi di Caiazzo (CE), fu ascoltato dal p.m. nel corso del processo contro alcuni ufficiali tedeschi responsabili dell’eccidio, che per effetto delle sue testimonianze dirette ed indirette vennero condannati pensate all’ergastolo.
Ma torniamo alla manifestazione, hanno partecipato quindi, oltre a tanti ospiti in sala, senza ordine di importanza: il prof. Karl Emmanuel Butzbach (docente di Economia Politica Internazionale), il prof. Gianni Cerchia (docente di Storia Contemporanea, che forse ricorderete in quanto coordinatore regionale di Art.1-MDP) al quale sono state affidate, in qualche modo, le conclusioni da un punto di vista puramente storico e storiografico (come egli stesso ha affermato di distinguere nel suo discorso rispetto ad un contesto che, esclusa la stessa dott.ssa Broccoli per ragioni di più stretta attinenza al testo, si è mosso, in quanto tematica suscitata, molto sulle righe di un profilo economico-politico-governativo della provincia nei rapporti con lo stato centrale, col capoluogo e la provincia limitrofa di Napoli, con la società stessa di “Terra di Lavoro”), il prof. Achille Flora (altro stimato docente di Economia e Politica dello Sviluppo), il presidente del “Patto Territoriale per la Provincia di Caserta”, e per finire il dott. Amedeo Lepore (docente di Storia Economica e Dottore di Ricerca nella stessa, che molti riconoscerete in quanto membro della Giunta Regionale della Campania ed Assessore alle attività produttive dal 2015);
bene, vi dico che foste stati presenti in sala con noi, converreste con me che i discorsi sono stati tutti di altissimo profilo qualitativo, e che l’interesse suscitato nel sottoscritto avrebbe coinvolto anche voi stessi per un motivo molto semplice, e cioè che il periodo ’57-’73 e i cambiamenti dettati dallo stesso, introdotti dall’autrice mediante questo testo e studio, hanno determinato tutto il susseguirsi di innovazioni e risultanti che viviamo tutt’oggi nella nostra società alto-campana; ed ovvero, interventi statali quali ricostruzioni, infrastrutturazioni ed impiantazioni, e di conseguenza crescita economica, avvaloramento culturale, emancipazione sociale etc, ma porta in sé anche le spiegazioni del perché del declino, quello che viviamo alla stregua ed ancora oggi, se non l’affievolirsi, il consumarsi di questa trasformazione… e senza dubitare della qualità, delle virtù e del valore delle cose materiali ed immateriali che questa ha comunque instillato ed apportato in provincia di Caserta, contribuisce, probabilmente per come è stato iniziato e per altri fattori per i quali vi invito vivamente a leggere il testo, a farci comprendere le serie motivazioni e le scatenanti del depauperamento, o di quelle che più onestamente potremmo definire “non continuata crescita e sviluppo”, non continuata emancipazione ed adeguamento ai tempi, del mancato intervento forse culturale e del mancato apporto in termini di “supporto allo sviluppo” più che di interventi veri e propri… anche se nella realtà forse dopo sono mancati anche quelli, e ne è testimone il fatto che, come diceva il professor Cerchia, l’intervento “postumo” dello stato è sì importante ma sostanzialmente niente di così pesante ed impossibile (come alcuni vorrebbero invece far intendere, specialmente in ordine a questo nuovo dualismo nord-sud fatto accrescere da certe richieste di ulteriori e più esclusive autonomie), fino a rappresentare sostanzialmente soltanto una piccola frazione della spesa pubblica.
Nondimeno il professor Butzbach, col suo intervento, ci esortava ad esempio a ripensare a come fossero strettamente connessi lo sviluppo del polo industriale di Caserta (e provincia) e gli interessi nazionali di allora, e come in qualche maniera una volta terminati questi siano venuti meno anche gli investimenti dello stato; oltre alle tematiche più strettamente concernenti anche la coscienza sociale dei lavorati e le mobilitazioni degli stessi di quegli anni, il fatto che questo periodo di trasformazione rappresenti anche un momento di forte connessione sociale, di emancipazione e crescita dei sindacati e di empatia tra la popolazione locale stessa e tra essa e l’esterno; molto accorate e significative sono state anche le integrazioni apportate dal moderatore Franco Capobianco tra un discorso e l’altro, inoltre di valore indiscutibile è stato anche il discorso del prof. Flora e del Presidente del “Patto Territoriale della Prov. di Caserta”, testimone quest’ultimo di come anche i cattolici più aperti avessero a cuore e riconoscessero fondamentali queste tematiche.
E per finire non è mancato il contraddittorio (ed io dico che generalmente è proprio questo a far scattare la molla delle discussioni più approfondite), portato nel cuore del discorso dal professore Amedeo Lepore, il quale avvalorando in certi casi le tesi dell’autrice, ed in altri invece in contrasto con esse… o solo apparentemente tali, ha sottolineato come sia stato importante l’apporto finanziario della Cassa per il Mezzogiorno, nonché il valore delle grosse aziende, negando in qualche maniera la teoria classica per la quale mangerebbero quelle più piccole, e ci dice che invece è grazie a queste se rimane un tessuto di conoscenze e di attività anche di piccole realtà di prefabbricazione o approvvigionamento, quindi in contrasto con la teoria della rimanenza di soltanto “cattedrali nel deserto” e in qualche modo anche col discorso del fallimento totale del “modello Caserta”; e ricollegandosi ad una citazione precedentemente utilizzata di Paul Rosenstein-Rodan, ci faceva notare come anche egli (pensate, della scuola austriaca) dicesse chiaramente che “quando un territorio rimane indietro rispetto ad altri, e deve recuperare posizioni rispetto a quello più avanzato, è necessario che ci sia una grande spinta, a big push, grandi investimenti concentrati in quelle aree e devono essere investimenti di grandi imprese”
considerazioni
Insomma, vi dico in verità di essermi trovato difronte a qualcosa di ancora più interessante di quello che mi aspettavo; ho compreso che se le si vuole trovare, ci sono a pieno titolo diverse cose in provincia di Caserta che, completamente coscienti e con una profonda conoscenza di quanto sia stato proficuo e quanto e dove invece dannoso l’intervento dello Stato (nelle ignobili modalità con le quali ha trovato applicazione ed è stato perpetrato in taluni casi), sono già state ma forse troppo poco, e potrebbero essere tanto una buona classe dirigente quanto un attento governante, basta volerlo, entrambe cose che troppo sono mancate in questa provincia; inoltre, se quella fosse tutta sinistra non ve lo so dire, immagino che un pezzo di essa fosse inquadrabile dal centro (perfino cattolico e moderato) alla sinistra, ma ha poca importanza onestamente se ne consideriamo la preparazione su tematiche che molte volte (forse troppe) quelli come me e voi, di scuola più specificamente liberaldemocratica e repubblicana, pensano siano squisitamente solo competenza di questa area; in definitiva se quella era cultura di sinistra, era una sinistra moderna, cosciente, per cui per niente solo retorica come ahimè a volte pezzi di questa sanno essere, e perché non dirlo, coi dovuti principi tanto sociali quanto liberali.
È per questi motivi che invito alla lettura di questo testo, e non solo chi come noi vive questa provincia, ma anche chi ha intenzioni serie, che solo mediante l’ausilio del corollario di pubblicazioni attinenti la tematica può avere, di conoscere fallimenti e virtù del modello interventista per il Mezzogiorno d’Italia, per far si che ne risulti una comprensione tale da ispirare nuovi percorsi, probabilmente necessariamente più virtuosi da alcuni punti di vista, ponderati… e che questa volta partano col piede giusto, come dal monito di Paola Broccoli.