La Cina ci è vicina

Alla fine degli anni ’60, sfortunatamente, ancora non c’erano le sardine ed i giovani che volevano impegnarsi contro i partiti avevano da scegliere fra i movimenti studenteschi dove andava ancora forte Potere operaio. “Potop”, come si chiamava familiarmente, aveva una certa propensione, oltre che alla violenza, anche alla bizzarria. A esempio cantava sulla musica di un successo dei Poo questo ritornello: “Lenin con il partito fu sincero. Stalin invece fu severo, Ma viva il presidente Mao tse tung, viva il suo pensiero, quello si che è giusto quello si che è vero”. Ora chi ricorda Mao con una qualche storicizzazione sa bene come egli fosse molto diverso da Stalin. Entrambi pensavano che la loro rivoluzione non fosse esportabile, ma Stalin era convinto di poter comunque convivere con la parte del mondo che non era sotto il suo diretto controllo, si alleò persino con Hitler serenamente. Mao, molto più radicale, riteneva semplicemente che metà del mondo doveva essere distrutta a cominciare proprio dalla Russia. Se il crimine nello stalinismo era nascosto e solo giustificato, nel maoismo era propagandato direttamente e presentato come una virtù. La morale dei russi rientra ancora nei parametri occidentali, il russo può indurre all’ipocrisia, il cinese no, il cinese è sfrontato in tutti i suoi sentimenti. E’ solo quel tanto di confucianesimo residuo che da al pensiero cinese una forma armoniosa per cui egli non vuole dare scandalo, egli vuole apparire amabile, ma la determinazione cinese è la stessa che gli occidentali conobbero nella rivolta dei boxer ai primi del 900, lo stesso furore, la stessa ferocia. Il comunismo in Cina si prestò bene per adattamento, non si dovette inventare niente. Mentre i russi comunisti non lo divennero mai, i cinesi non possono smettere di esserlo. C’è anche un’altra differenza radicale. I russi hanno sempre pensato dai tempi di Caterina che era nata in Pomerania che gli occidentali fossero come loro e che dovevano essere blanditi ed ingannati. I cinesi, con gli occidentali non hanno niente a che fare, li considerano complessivamente popoli inferiori a cominciare proprio dai russi. I cinesi hanno solo una qualche soggezione nei confronti dell’America settentrionale, intanto perchè si trova ad oriente rispetto a loro, e poi perchè sono impressionati dalle dimensioni, per non parlare della comunità cinese che vive da ormai due secoli in quel paese. E’ difficile pensare al virus cv19 prescindendo da elementi che danno una prospettiva precisa dei rapporti con la Cina, tali per cui la comunità europea biasimò l’Italia che intraprese nei mesi passati relazioni bilaterali con il colosso asiatico, biasimo che venne silenziosamente anche dall’amministrazione americana, impegnata in una difficile trattativa sui dazi. L’Italia, il paese occidentale più colpito dal virus è il paese occidentale il cui governo si è mosso più liberamente di tutti gli altri, nei confronti del governo cinese. Un caso? Magari un avvertimento. La percezione della realtà fra noi e la Cina passa attraverso un velo di Maja, cominciando dalle informazioni. L’unica fonte di queste in Cina è il governo. Nessuno può davvero sapere cosa sia accaduto a Whuan se non lo stretto apparato del governo cinese. Noi possiamo valutare solo le immagini che vengono trasmesse. Queste sono compatibili ovviamente con quelle di un’epidemia, ma non sappiamo esattamente da cosa sia causata. Se a Whuan le autorità avessero voluto sperimentare un virus di produzione militare per sbarazzarsi di una fazione dissidente, le procedure sarebbero le stesse di quelle messe in pratica. Se mai la “via della seta” coincidesse con un attacco batteriologico all’occidente, lo sapremmo soltanto quando il faccione di Mao verrebbe eretto, beato lui, sulla navata di piazza San Pietro.