La fiducia è una provocazione. Vale solo la valutazione di Sgarbi

Parlare di “voto di fiducia” per questa banda di rissosi assatanati, è un’autentica provocazione.
Ed è una provocazione tutto il complesso delle manfrine con le quali partiti già indiscutibilmente liquidati dalla pubblica opinione, con le loro toppe colorate e toppe agli strappi delle toppe, con mediazioni e “richiami” “alla responsabilità” (ci sarebbe in Parlamento un manipolo di “pronto soccorso antisfiducia”!!!), complicazioni pseudo costituzionali e tolleranza del Presidente della Repubblica, si arrovellano per promulgare l’agonia infettiva del Governo.
Altro che voto di fiducia! L’unico giudizio chiaro, netto, irrimediabile lo ha dato Vittorio Sgarbi con una parola irripetibile che da sola gli merita la riconoscenza della Nazione.
Tutte le brave persone, a cominciare dal Presidente della Repubblica, che credono che prolungare questo stato di crisi intrinseca del Governo sia un obiettivo degno delle loro alte funzioni, sono personaggi pericolosi per la Repubblica.
Ad un Parlamento, ad un sistema politico che non è capace di presentare un esecutivo che sia d’accordo sulla più banale delle questioni, e fa di ogni questione strumento di una rissa da essa stessa artificialmente prodotta per prolungare una sua sopravvivenza si consente che una Maggioranza che non c’è più se non come residuato di elezioni di cui tutti sanno che il risultato sarebbe oggi capovolto possa addirittura manipolare la Costituzione (con il placet di un referendum tra cittadini che andranno a votare senza sapere se si tratti del divorzio o dei vitalizi dei Parlamentari): questo è un delitto di “alto tradimento” che non esiste nel codice penale ma nella Costituzione è l’unico che possa essere addebitato al Presidente della Repubblica.
E, intanto si fanno nei covi del Partito dei Magistrati piani di liquidazione di uomini politici cui far fare la fine di quelli della Prima Repubblica.
C’è chi, nei giorni scorsi, ha sperato in Renzi, redivivo dopo il fallimento del suo attentato alla Costituzione (in nome di un Partito della Nazione). Ma sembra che il suo folgorante ritorno sulla scena si sia già abbastanza logorato ed adeguato alla “reciproca tolleranza” o, magari, piegato agli ammonimenti del Colle.
L’immondizia del populismo “antipolitico” è arrivata ad accumularsi per le strade, proprio come quelle di Roma.
La stampa, che giorni fa aveva proclamato che “Salvini era stato sconfitto” perché non aveva strappato l’Emilia-Romagna al P.D., si trastulla.
La voce della rivolta contro il Governo della crisi permanente non si fa sentire adeguatamente. Si cerca di incanalare lo sdegno e la rivolta contro il Governo dell’oramai boccheggiante partito dell’Antipolitica nella stessa generica insensibilità, in una sfiducia totale e connaturata nel popolo che sarebbe inutile verificare.
Chi ha fiato parli. Dica “Basta”. Lo dica, anzitutto a chi avrebbe avuto il dovere di dirlo fin già da lungo tempo.
Caro Vittorio, Grazie per la chiarezza delle tue idee. Grazie per quella parolaccia che è l’unica che questo Governo meriti.