Zingaretti tra una Regione che non c’è e un Partito che non ci sarà

Un titolo di prima pagina di un giornale mi ha ricordato l’importanza dimenticata della fragilità artificiosa del regionalismo in Italia.
Mio Padre era convinto che l’istituzione delle Regioni fosse un passo indietro rispetto al fenomeno risorgimentale dell’unificazione nazionale.
Non mi perdono di aver prestato poca attenzione a quello (come a qualche altro) dei suoi ammonimenti.
Che in Italia esistano veramente, nel senso culturale, linguistico, storico tutte e diciotto le Regioni così come è scritto nella Costituzione e nelle leggi, è affermazione che deve essere fatta con molte riserve.
Il titolo cui facevo cenno riguardava la Regione Lazio, il cui Presidente, Zingaretti, ben pochi ricordano che, oltre che capo (Segretario? Presidente?) del Partito Democratico, impegnato quotidianamente nelle risse con gli “alleati” di Governo, è anche Presidente, appunto, della Regione Lazio. Dove, secondo quel giornale (che credo abbia pienamente ragione) ha oramai a che fare solo per riscuotere lo stipendio per la sua assai poco impegnativa carica.
Ma il Lazio non è solo una Regione con un Presidente latitante indisturbato. È questo, infatti, (c’è o non c’è) l’interrogativo per il Lazio (come per diverse altre Regioni) quello se esiste veramente.
Andate a domandare ad un Piemontese, ad un Siciliano etc. se egli è Piemontese, Siciliano etc. e vi risponderà, quasi sempre con un punto di orgoglio “Sissignore!”. Oppure, “No, ma ci vivo da quando ero piccolo…” etc. etc.
Domandate ad un Viterbese, ad un Frusinate, o anche ad un Romano se è laziale e rischiate di vederlo saltar su: “Ma che laziale! Io so’ de la Roma”.
Lazio è, al più, una squadra di calcio (anche buona, mi dicono) non una Regione.
Ci sono Regioni che esistono ed altre che si fa finta che esistano. Regioni con una storia, un dialetto, caratteristica dei suoi abitanti e Regioni che sono mere invenzioni di Uffici di Statistica del secolo XIX. Furono adottate, infatti come ripartizioni per rilevazioni statistiche dopo l’Unità.
Ma, nemmeno le Regioni più Regioni delle altre sono entità del tutto indiscusse.
Il mio Maestro, Carlo Manes di Cosenza, Deputato della Calabria, considerava Calabresi “indiscudibili” solo quelli del Cosentino, della Bruzia, della “Calabria Citeriore”. E non mancava di contestare la “calabresità” di quelli di Reggio (…”quasi siciliani”). Dopo un’accanita discussione al riguardo con i Colleghi del suo Studio (io ero l’unico non Calabrese!!) chiuse la partita con un’affermazione sconvolgente: “E poi quelli stavano con Annibale. Noi (Cosentini, Bruzi etc. etc.) stavamo con Roma!!!”).
Guerre puniche a parte, la rilevanza di una specificità regionale è, in Italia, diversa. Varia da Regione a Regione.
Ed è in certi casi essenzialmente storica, affettiva, culturale. In altri, economica, linguistica, politica.
Se quindi Zingaretti si dimenticherà completamente di essere il Presidente della Regione Lazio (salvo sempre per la riscossione dello stipendio) non vi saranno tumulti e proteste né a Roma né a Cassino né ad Acquapendente.
Non possono permettersi analoghe dimenticanze (oltre quelle impensabili dello stipendio) i Presidenti della Sicilia, delle Marche, dell’Emilia-Romagna (che pure è una Regione che c’è e non c’è), del Piemonte etc.
In fondo a questo discorso c’è quello della grande varietà della realtà Italia. Dove il senso stesso di Patria è diverso da un luogo all’altro, da uno strato all’altro della popolazione.
Questo dovrebbe far riflettere i sostenitori del “taglio” del numero dei Parlamentari. Se essi rappresentano veramente l’intera Nazione in modo però diverso e diversamente adatto ed adattabile alle varietà e particolarità locali, dovrebbero essere ancora di più di quelli che sono.
Sempre però almeno dando per scontato un certo livello intellettuale e culturale.
È inutile voler cavare il sangue dalle rape, tante o poche che esse siano. Per questo è essenziale che si torni al voto di preferenza (quanto meno). Ci darà Deputati e Senatori migliori. O, almeno darà a noi stessi anche la responsabilità dei peggiori.
Essi sono la rappresentanza della Nazione.
Li scelga la Nazione, gli Italiani.
I misteriosi manipolatori delle liste e delle candidature ci hanno dato dei bambocci incredibili. Non è il caso che ne faccia esempi e nomi. Meglio quelli che se li possono scegliere gli stessi Cittadini…