Referendum del 29 marzo: le ragioni di un No

«La ragione fondamentale con cui i 5S motivano il taglio dei parlamentari è quella economica millantando un risparmio di 500milioni all’anno», così Oliviero Widmer Valbonesi, membro della direzione nazionale del Pri.
«Il risparmio sarebbe di 57 milioni lo 0,007 della spesa pubblica del paese.
Chi parla di taglio dei parlamentari al momento della costituzione delle Regioni dice delle sciocchezze. L’antipolica e il qualunquismo dilagano ma si rischia che demolendo le istituzioni democratiche ci si ritrovi in un regime autoritario senza rendersene conto.
Alla Costituente il relatore su questi temi fu il grande repubblicano Giovanni Conti e si stabilì un netto rapporto tra territorio e rappresentanza. L’aula decise che 80000 abitanti costituivano il numero congruo per ogni parlamentare eletto alla Camera e poco più del doppio per un collegio senatoriale.
Naturalmente questo si combinava con una legge elettorale proporzionale che garantiva, rappresentanza politica alle culture minoritarie del paese e sopratutto i parlamentari eletti in stretta rappresentanza dei loro territori erano facilmente giudicabili dalla sovranità popolare.
Il meccanismo si aggiustava periodicamente in base al numero di abitanti, l’ultimo numero di 600 e di 315 risale al 1963. Tuttavia tutti coloro che si sono occupati di riforme costituzionali hanno affrontato il problema e solo in due occasioni le modifiche apportate sono state oggetto di referendum, nel 2006 e nel 2016 l’ipotesi di taglio inserita in un contesto di riforme costituzionali furono battute dal pronunciamento popolare. Oggi, l’ipotesi è molto pericolosa perché il combinato della riforma con la legge elettorale “Rosatellum” che ha un terzo di parlamentari eletti col sistema maggioritario scardina quel delicato meccanismo rappresentanza, territorio, pluralismo, sovranità popolare.
Ci sono rischi veri che le zone più abitate siano rappresentate eccessivamente e che invece le zone della periferia, della montagna, e dei piccoli centri siano estromessi dalla rappresentanza. Che addirittura ci siano ipotesi, fatte in studi che comparano riforma e Rosatellum di collegi senatoriali di 800 mila abitanti, regioni fortemente penalizzate, partiti che spariscono, ne rimarrebbero 4/5 il costo non sarebbe proporzionale al taglio perché il grosso della spesa di Camera e Senato non è il costo dei parlamentari, ma quello dei servizi che la Camera e il Senato devono comunque dare per l’attività legislativa e parlamentare.
Ha senso ferire a morte il Parlamento, il pluralismo, la rappresentanza per alimentare l’antipolitica e per cercare consenso elettorale?».

Oliviero Widmer Valbonesi

«Ci sono poi altre questioni che vanno considerate», prosegue Valbonesi, «ad esempio alla elezione del Presidente della Repubblica partecipano 58 rappresentanti delle Regioni che rapportati a 915 sono una percentuale limitata , 58 rapportati a 600 è una percentuale di tutto rispetto. Il PRI non può che essere contro il taglio della rappresentanza per tutte le ragioni che ho detto prima ma anche per due ragioni politiche molto evidenti. Sarebbe il rilancio di quel bipolarismo che è la causa del declino democratico del paese prima che della spaccatura sociale e della recessione economica. Il maggioritario e il bipolarismo spaccano l’essenza stessa della Repubblica che è un patto sociale con regole condivise dove lo scopo del governo è l’interesse generale e dell’opposizione quello del controllo che il bene comune venga perseguito. Il maggioritario e il bipolarismo invece ricercano i voti corporativi, assistenziali per conquistare il potere.
L’altra cosa è che la Repubblica garantisce la rappresentanza di tutte le culture e la democrazia repubblicana tutela le minoranze non esercita solo il diritto di governare della maggioranza.
Forze che hanno costruito anche con tributi di sangue la Repubblica come il PRI, il PSI, il PLI, il PR sarebbero fuori dal Parlamento perché alzerebbero ulteriormente la percentuale minima.
Già è incostituzionale la raccolta delle firme perché discrimina a favore dei partiti grandi il combinato di ROSATELLUM e della riforma sarebbe un colpo mortale alla Repubblica Parlamentare e alla sovranità popolare.
In democrazia e nella Repubblica la sovranità popolare se i parlamentari non funzionano, se si vendono, li cambia. Non si cambiano le istituzioni democratiche nate dalla lotta di liberazione e dalle lotte risorgimentale le si fanno funzionare esercitando il voto.
Ecco perché occorre il 29 marzo andare a votare, il meccanismo dell’astensione nei referendum costituzionali non esiste, vince chi prende la maggioranza, occorre andare a votare e votare NO».