La verità dispiace

Peggio di non conoscere la verità, Ferruccio de Bertoli se ne preoccupa ancora, c’è di non voler ascoltare chi è pronto a dirla. Cosa particolarmente dolorosa per chi è stato direttore di un grande giornale ed averne sempre sostenuto le ragioni. De Bortoli in una sua intervista sembra oramai disperare che la maggioranza degli italiabi che preferisce rivolgersi alle menzogne più disparate, piuttosto. La verità ahinoi ha una terminologia ambigua da quando i greci la chiamavano “aleteia”, ciò che non è nascosto, perchè l’umanità la raffiugravano come dentro una caverna dove la luce appariva un’ombra. Perchè mai stupirsi che la verità sia così difficile da amare, se Dio è “il vero”, noi piccoli umani ne siamo terribilmente lontani, questione affrontata già dalla mistica del 500 con Meister Eckart. De Bortoli più modestamente si limita a rimproverare all’Italia di non voler comprendente l’importanza economica, storica e morale dell’austerità. Il paese ha speso e continua a spendere troppo, lo fa da più di trent’anni e non ha nessuna intenzione di smettere. Talmente disperato De Bortoli da dire, forse solo prerintenzionalmente, che lo stesso europeismo di maniera non ha fatto i conti con questa situazione. Volersi dare un limite esterno ai propri difetti significa ammettere che da soli non sappiamo correggerli. Tutte le forze politiche che hanno avuto le principali responsabilità di governo del Paese, nessuno esclusa, hanno mostrato questo difetto di trascurare la verità. Ma solo in questi ultimi anni si è arrivati a stravolgerla al punto di poter sostenere quota cento e reddito di cittadinanza insieme. Una tale tale illusione è stata tanto grande da schiacciare coloro che la diffondevano. Solo che adesso al governo non è che si dica il vero, anzi. De Bortoli lamenta come un paese “di grandi tradizioni e di democrazia compiuta”, non riesca a fare il salto di qualità. Al dunque persino lui non sa dirsi una verità molto sgradevole. 50 anni di monarchia, un colonialismo ignobile, una vittoria mancata, vent’anni di fascismo, una sconfitta secca, sempre democristiani, poi berlusconiani, ora chissà cosa, dove sarebbe la grande tradizione di democrazia compiuta a cui appellarsi? Mai vi fosse nelle pieghe di questa storia disperata dell’Italia, e di sicuro vi deve essere, nemmeno De Bortoli ha voglia di scorgerla. Mai fosse una verità rivoluzionaria.