Brexit, “non è un armageddon economico ma un’opportunità”

La Brexit non sarà “un armageddon economico”, ma sarà occasione per cogliere nuove opportunità nel campo della finanza e del commercio per due Paesi che sono “non competitivi, ma complementari” come l’Italia e il Regno Unito. È il pensiero comune emerso dal convegno Valori e interessi:
opportunità per il futuro della relazione Uk-Italia
, tenutosi presso lo studio legale Tonucci & Partners a Roma. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, l’ambasciatrice del Regno Unito in Italia Jill Morris, il presidente della Rai Marcello Foa, il presidente della Consob Paolo Savona, il presidente della Camera di Commercio britannica in Italia Tom Noad, il presidente di Italia Atlantica Sergio Vento, la senatrice di Italia Viva Donatella Conzatti, il consigliere della Camera di Commercio britannica ed esperto di Brexit Bepi Pezzulli.
Tra Regno Unito e Italia “abbiamo dei valori condivisi che rappresentano la base più solida sulla quale costruiremo le opportunità per il futuro, e saranno questi a tenere vicini i nostri due Paesi e il Regno Unito e l’Unione europea”, ha sottolineato Jill Morris. L’Europa “è casa nostra, nostro continente dove viviamo, studiamo, lavoriamo. Per il futuro siamo molto ambiziosi e vogliamo costruire una nuova relazione”. Le relazioni economiche tra Italia e Regno Unito “sono già tra le più forti del mondo e sono incrementalmente importanti dopo Brexit”, ha sottolineato Bepi Pezzulli, che ha ricordato le collaborazioni industriali di successo tra i due Paesi. “Ritengo che la Brexit non sia un armageddon, ma una grande opportunità di sviluppo per Regno Unito e Italia”, ha sottolineato. La “complementarità tra i due Paesi comporta che se viene meno un componente, l’unità non funziona più” e in quest’ottica “dobbiamo riuscire a non recidere alcun legame messo in piedi storicamente, questo è un passaggio fondamentale”, ha spiegato Paolo Savona. “Il discorso che ha fatto Johnson dà molte speranze ma ha preso impegni difficili da mantenere, e avrà forti pressioni dalla democrazia e dal mercato”, ha spiegato, rilevando che “se lo stato inglese riuscirà a mantenere un equilibrio tra mercato e democrazia avrà dato un nuovo insegnamento al mondo”.