Le ceneri della repubblica

La principale caratteristica politica e costituzionale della Repubblica romana è la decadenza del papato.
Non solo del governo pontificio quale organo amministrativo dello Stato, ma del papa che fugge. Nella Repubblica Roma è senza papa. Non fosse sufficiente i debiti degli Stati della Chiesa che sono ingenti vengono sanati con il sequestro dei beni pontifici, sull’esempio della Rivoluzione francese, tanto che un volta soppressa la Repubblica, il ministro degli esteri francese Alexis de Tocqueville giustificò l’azione militare con la necessità di estinguere il giacobinismo. Per la verità Tocqueville estinse l’idea cardinale della Repubblica nella quale la Chiesa non è libera e nessuna religione assume un ruolo privilegiato. Storicamente la questione è molto chiara per quanto si sia cercato di rendere confusa. Il governo repubblicano non era di ingenui sognatori, essi sanno perfettamente quello che fanno. In particolare lo sa Mazzini che vuole Francia come alleata, perchè non può avere altro Stato, il Piemonte sabaudo è immobile. Per questo toglie il comando dell’esercito a Garibaldi che sarebbe stato capace di spazzar via i francesi nella prima settimana ed attiva un canale diplomatico diretto con Bonaparte, il quale era pur sempre nipote di un generale giacobino e presidente di una Repubblica non capo di un regno. Mazzini conta su molti amici influenti in Francia e su due cugini di Bonaparte schierati con lui. Bonaparte risponde ad un impegno preso nei confronti del mondo cattolico che riguarda la persona del pontefice, non lo Stato vaticano. Soprattutto egli ambisce a rimettere piede nel mediterraneo per contenere l’influenza austriaca. Sono due condizioni che Mazzini gli garantisce, l’incolumità del papa ed il mantenimento dell’armata come ospite gradito. La Repubblica non possiede mezzi sufficienti per contrastare a nord gli austriaci, a sud i Borboni ad ovest i francesi. Bonaparte che è da poco alla guida della Francia manda un suo diplomatico di fiducia a trattare, l’ambasciatore Du Plessis, il quale si scontra violentemente con il capo militare generale Oudinot che già presa una batosta appena arrivato vuole riscattare l’onore compromesso. Oudinot dirà di aver avuto l’ordine di attacco con cui infranse la tregua e disattese a Du Plessis dal governo. Oudinot concluse così la sua carriera di militare e Tocqueville quella politica. In compenso di tutti gli storici formidabili che ha prodotto la Francia, uno solo potrete sempre trovare in libreria, il salvatore della chiesa di Roma. La fine della Repubblica fu la fine del risorgimento democratico. Da quel momento vale quanto scrisse Gramsci nei suoi quaderni, il partito d’azione “il conte di Cavour lo aveva in tasca”. Gramsci scrive anche Mazzini non convocò la piazza d’armi. Questa la differenza tra un rivoluzionario e un golpista. Mazzini la piazza d’armi la convocò eccome sconfisse francesi e Borboni, ma cercò l’intesa politica che sola avrebbe dato speranza di vita al giovane Stato. Spezzato il suo progetto il Risorgimento devia sul ruolo del governo piemontese e delle sue alleanze e quando si rivolge al popolo italiano, ad esempio con Garibaldi, subito si accompagna alla repressione, come avviene tra il 1862 e 63 nel mezzogiorno. L’unità d’Italia sarebbe nata male, sulle ceneri della Repubblica ed il sacrificio dei suoi uomini migliori che la difesero con le loro vite fino all’ultimo.