Fumare sporca

Avete presente Quo Vado, il film? Chi non lo ha visto? Nella sua strenua difesa del posto fisso il protagonista, Checco Zalone, si adatta ad andare ovunque e far di tutto, purché coperto da un contratto pubblico a tempo pieno e indeterminato. Si ritrova a fare anche la guardia forestale. Girando, con la campagnola, incontra chi sta scaricando un camion di spazzatura nella riserva naturale. Vistosi scoperto il malfattore si sente perso. La guardia si ferma e gli ricorda che non si fa, non si deve proprio fare: non devi fumare nel bosco. In effetti quello aveva una sigaretta in bocca. Redarguitolo al riguardo, il guardiano ecologico si allontana. Quella scena è profetica.
L’Italia è costantemente (e giustamente) sotto procedura d’infrazione europea per il modo inaccettabile con cui trattiamo i rifiuti. Quando, con calma, vengono ritirati dalle strade. Nel solo 2018 c’è costato, in multe, 70 milioni di euro. A questo si aggiunga che i cittadini tenuti a pagare la Tari (tassa sui rifiuti) più alta sono quelli che hanno il servizio peggiore. E per forza, giacché se non hai impianti per trattarla la devi esportare, dentro o fuori d’Italia. E costa. Ancora riempiamo di spazzatura le discariche, che è sistema incivile e altamente inquinante. Potremmo anche rimediare, visto che dentro l’Italia c’è chi amministra bene e ricicla e chi amministra male, sempre che amministri.
Capitolo a parte quello dell’inquinamento dell’aria, rispetto al quale i blocchi del traffico servono a nulla, visto che incide prima di tutto il riscaldamento degli immobili. Bon, ora s’imbocca la soluzione: basta fumare all’aperto.
Noi tutti sappiamo che il fumo nuoce alla salute e che è meglio non fumare, ma non vorremmo nuocesse troppo anche al senso dell’umorismo. In ogni caso: Zalone aveva visto giusto.