La pistola scarica

In un’ epoca di crisi profonda della politica e dei suoi valori, occorre poter disporre di una certa definizione identitaria. Il segretario nazionale del Pri Corrado Saponaro che ha scritto a riguardo un articolo su Affari italiani ha pienamente ragione. L’idea di vedere nascere una molteplicità di partiti che faticano ad essere riconosciuti nelle loro matrici genetiche, non aiuterà l’Italia e meno che mai aiuterà l’Europa democratica che si regge su tre filoni di pensiero principali. Il filone nazionalista fra questi non è ricompreso, perché ha scassato l’Europa e portato alla disperazione l’Italia, oltre che la Germania. Non c’è ragione di alimentarlo, con Saponaro ha ragione anche Bossi quando dice di lasciare “il prima gli italiani” alla sola Meloni. È molto importante allora per un partito che dispone dei migliori connotati e si vuole rilanciare, avere al suo interno, non a latere, personalità capaci di promuovere forti identità culturali. Occorrono esperti del materiale che si maneggia. La teoria di Keynes ad esempio non è una novità nello sviluppo della società occidentale. Essa ebbe molta fortuna nell’America di Roosvelt per uscire dalla depressione. Un paese ricco come era il continente nord americano, dispone delle necessarie risorse naturali per sostenere qualsiasi forma di debito se dettato da un’idea di sviluppo. Ma non fu solo l’America a mettere in pratica le teorie di Keynes. Il paese in cui Keynes ottenne il suo maggiore successo, fu la Germania. Prima del Mein Kampf il principale best seller tedesco fu Le conseguenze economiche della pace di Keynes, e fu keynesiana la politica economica di Funk, il quale non si preoccupava delle conseguenze del debito perché aveva già messo in conto nel ’37 di invadere la Polonia dopo la Cecoslovacchia. Anche l’Italia adottò politiche keynesiane e meno ricca della Germania cercò di risanarle attraverso le risorse dell’Etiopia Eritrea e della Libia. Non bisogna quindi stupirsi se memori di questi precedenti, mentre in America i presidenti, sia democratici che repubblicani sono rimasti keynesiani, i tedeschi siano decaduti in una politica del rigore esasperato. La loro è una reazione alla politica economica nazista. In Italia anche Einaudi era critico della politica keynesiana per gli stessi motivi dei tedeschi di oggi e lo era già negli anni venti, in polemica con il governo italiano, non con quello statunitense che sapeva a contrario del fascismo misurare i suoi passi. Per questo servono gli esperti, in modo che le dottrine siano valutate con perizia ed evitare di diventare dei semplici dottrinari. La differenza che corre fra avere una pistola carica e essere una pistola scarica.