Bonafede, il danno e la beffa

Se i Cinque Stelle hanno deciso di scegliersi un “capo delegazione” (o qualcosa del genere), una specie di “capo gruppo parlamentare” all’interno del Governo, in un soggetto che anche dall’aspetto fisico, non richiama previsioni di trionfi e di vittorie, ma piuttosto quelli di irreparabili sciagure, sono fatti loro. Fatti nostri, purtroppo è che i 5 Stelle dimenticati dal voto degli Italiani, sono ancora al Governo.
Parlo di Bonafede. Forse lo hanno scelto perché finora non ha fatto altro che collezionare cavolate e sbandierare intenzioni e principi bellissimi, che è tutto quello che resta da fare e che faranno i rottami del loro Movimento al Governo e fuori.
Così capogruppo dei Ministri di un partito in disfacimento sarà capace (si fa per dire) di coprire la disfatta con gesti trionfali quanto, a dir poco, inutili e, come tali, ridicoli.
È tornato questo personaggio ad affermare la necessità di “mettere l’avvocato in Costituzione”. Aspirazione di altri amatori della poltrona appartenenti proprio a tale categoria (che di tali iniziative se ne strafrega, per fortuna).
A parte l’espressione goffa e sballata che evoca, invece che un articolo della Corte Costituzionale, una qualche salamoia o altro bagno in cui conservare gli avvocati di cui sembra prossima la riduzione all’inutilità, questa “messa in Costituzione” è un volgare espediente di imbroglioncelli della politica. Anzi: dell’Antipolitica.
Tutti noi, in quanto Cittadini “siamo in Costituzione” senza che Bonafede o altri grandi pensatori ci abbiano “messo lì dentro”.
Spero che non ci siano Avvocati cui questa “collocazione” faccia qualcosa di altro che ridere. Ma preferirei che la maggioranza si incavolasse per la evidente presa in giro. E si regolasse secondo tale convinzione.
Una riforma costituzionale per un tale pseudo titolo (magari da schiaffare sulla carta intestata) per professionisti il cui ruolo effettivo che, come quello in tutte le professioni, dovrebbe consistere nell’ottenere il massimo dei risultati con il massimo della capacità (e che invece sembra essere ogni giorno di più emarginato per la “presunzione di colpevolezza” dei Davigo ed altri magistrati amici di Bonafede e dei suoi compari) è, palesemente uno schiaffo anche per la stessa Costituzione, ridotta ad espediente e strumento per far contenti gli allocchi.
Signor Bonafede “Acca’ nisciuno è fesso”. Se vuole coprire i disastri che sta aggiungendo a quelli tradizionali della Giustizia Italiana lasci stare la Costituzione. Si affidi ai pennivendoli di qualche giornale disgraziato.
Ed eviti di fare certi tentativi in contemporanea con un’altra iniziativa, nientemeno che: “La giornata dell’Avvocatura in pericolo”. Sì, certo, l’Avvocatura è in pericolo e non la si salva in una giornata. Né tanto meno mettendoli, come in salamoia, “in Costituzione”.
Ed è un deprecabile ma significativo espediente che a farsi promotore di ambedue le iniziative sia una persona. Ed è un’ulteriore beffa che si chiama, nientemeno, Bonafede.