Ancora su Eta Beta

Ci vuole un altro campo, un campo altro, cioè un “Partito Eta Beta”. Ne ho già scritto la settimana scorsa, ma alcuni lettori mi hanno chiesto di chiarire meglio. Ci provo. Quando parlo di Eta Beta mi riferisco a quel personaggio dei fumetti di Walt Disney che aveva ed ha una struttura fisica abbastanza semplice: occhi vispi e attenti, sorriso allegro, un piccolo gonnellino nero, che contiene una gran quantità di oggetti, almeno quanti sono le idee. Ma non basta: Eta Beta ha un corpo longilineo, una simpaticissima testa grande e a forma di pera che è un segno di genialità e di sapienza, con la caratteristica di dormire stando in equilibrio sui pomoli dei letti o sulle stalagmiti. Insomma, per quello che mi riguarda, la descrizione di Eta Beta può anche essere la metafora per disegnare una più moderna e agile forma-partito. È l’idea di un Partito riformatore, innovativo, liberale, libertario, repubblicano, con al centro l’essere umano, l’individuo, la persona, ma caratterizzato anche da una “intelligenza collegiale”, cioè costituito da singoli spiriti liberi, certamente, eppure reso armonico da una serie di organizzazioni tematiche, telematiche e territoriali, perciò strutturato in modo leggero, con “club e associazioni”, un Partito del Terzo Millennio, di sapore giscardiano, liberal-democratico, con esili strutture organizzative e “forza dirimente nelle idee”, affermava qualche anno fa Giuliano Amato. È questo il primo passo che si può fare per ricomporre il tessuto politico dell’Italia e dell’Europa. È questo il compito ambiziosissimo che un gruppo di persone si è dato, ormai quasi dieci anni fa, con il convegno intitolato “Un altro terreno: le idee Lib-Dem”, svolto nel 2011 presso la redazione del quotidiano “L’Opinione”. Ed ora, grazie a L’Iniziativa repubblicana, il dibattito – meritoriamente proposto e seminato dai Corsari della Libertà – è giunto a un punto avanzato della discussione mentre, sullo stesso tema, appare evidente il ritardo delle attuali forze politiche e ancor più grave appare l’inadeguatezza di esponenti politici come Matteo Renzi e Carlo Calenda. Tutti i politicanti che si stanno esprimendo per una linea politica liberal-democratica partono da un assunto: sono e devono essere loro i leader di un qualsivoglia e ipotetico soggetto liberale. Finché personalità come Renzi e Calenda non faranno un passo indietro mettendo il loro ego dietro alle esigenze del progetto innovatore e finché non rinunceranno al loro narcisismo di voler essere loro i leader, ebbene non potranno rappresentare qualcosa di nuovo né di innovativo né di significativo. Da qui l’idea dei Corsari di cominciare a definire la forma e i contorni del Partito Eta Beta, del Partito Riformatore, Del Partito Altro, dell’Alteritalia. I Corsari rappresentano un’idea altra e diversa nata per rendere possibile la nascita dei partiti del futuro. E le prime risposte, all’interno dei Corsari, ma non ancora fuori dal gruppo corsaro, cominciano ad arrivare. Personalmente, ad esempio, penso da tempo all’idea di un partito come “cervello connettivo”, come “corpo pluricentrico”, come “pensiero attivo e interagente”. Proprio recuperando e aggiornando quanto prospettò e propose Giuliano Amato oltre venticinque anni fa: un partito snello, senza inutili burocrazie verticistiche, democratico ma soprattutto capace di praticare il metodo liberale, cioè capace di tenere insieme le diversità riducendo le differenze e le disuguaglianze, anzitutto dentro di sé, per poterlo fare anche al di fuori. Un partito che abbia un metodo liberale interno in grado di riconoscere i meriti, valorizzare le attitudini e le qualità di ciascuno, di favorire l’incontro e il contraddittorio delle idee in campo. Un partito, cioè, dotato di sensori vigili, presente e attivo grazie all’apporto delle idee e delle persone, con un progetto e un sogno che vive nelle persone, tra la gente comune, nelle strade, su internet, nei social-network. Un partito capace di pensare e ripensarsi, composto da più associazioni, da più gruppi di lavoro, da individui diversi che vivono e partecipano all’attività politica con la forza delle idee. Qualcosa di simile, appunto, all’extraterrestre Eta Beta, ma reso più umano dagli errori e dagli ideali di ciascuno, dalle legittime aspirazioni di chiunque voglia dare il proprio contributo. Un Eta Beta che viene dal futuro, intelligente e sensibile, che opera e agisce nell’interdipendenza dei singoli. Quella di Eta Beta è una similitudine che può funzionare e che, comunque, rende bene l’idea. Però, non mi interessano ora le “mie” soluzioni, m’interessa approfondire il metodo e la forma. Perché in Politica forma è contenuto.