Cesare Finzi, cittadino onorario di Ravenna

Il sindaco del Comune di Ravenna, a un anno dalla fine del mandato, ha deciso di conferire la prima ed unica cittadinanza onoraria. Ed è una cittadinanza onoraria molto significativa e che onora il nostro comune. Si tratta del professor Cesare Finzi, superstite dalle deportazioni nazifasciste.
«Il professor Cesare Moisè Finzi, nato a Ferrara nel 1930, allievo di Giorgio Bassani, è ancora attivamente impegnato nella vita della comunità ebraica ferrarese ed è autore di alcune pubblicazioni scientifiche di argomento ebraico, di un romanzo per ragazzi in cui racconta la sua storia – ‘Il giorno che cambiò la mia vita’ – e del volume uscito nel 2006, presso Il ponte Vecchio, “Qualcuno si è salvato”, in cui ricostruisce la propria vicenda familiare attraverso un’attenta documentazione storica.
Dopo aver lavorato una vita come cardiologo e aver creato a Faenza la prima unità coronarica della Romagna, negli ultimi anni si è posto come obiettivo quello di parlare ai ragazzi, di raccontare la storia di un bambino che a 8 anni scopre improvvisamente di essere “diverso” in quanto ebreo e quindi escluso, assieme agli insegnanti, dalle Scuole.
Sopravvissuto alle deportazioni, autore di numerose pubblicazioni autobiografiche e non solo, Finzi, testimone appassionato e instancabile, racconta la vergogna delle leggi razziali, la propria esperienza di fuggiasco nei territori dell’entroterra riminese e gli incontri con quegli uomini “giusti” che, pur in un frangente tanto tragico, hanno mantenuto viva in lui la speranza nei confronti del proprio futuro e di quello dell’intera umanità.
I membri delle famiglie Finzi e Rimini, commercianti di Ferrara e Mantova, dopo l’8 settembre 1943 fuggirono dalle rispettive città e, pur senza un piano preciso, scelsero di recarsi nei luoghi delle passate villeggiature, sulla costa adriatica. Giunsero in treno a Fano e si spostarono poi a Gabicce, ritenuta più sicura. A causa della presenza di militari tedeschi nella stessa pensione in cui alloggiavano, il 19 settembre 1943 si recarono a Ravenna, dove ricevettero aiuto da un conoscente, Gino Muratori, poi insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni, che li ospitò a casa sua».
«Ho avuto il privilegio di conoscere il Professor Finzi lo scorso anno», dice Eugenio Fusignani, «quando a Forlì venne scoperta una targa che ricordava il transito della Brigata Ebraica dalla città romagnola. Un privilegio e un onore che mi ha mostrato una persona straordinariamente umile ed intelligente che, senza retorica e con la semplicità dei grandi, racconta attraverso la sua vita il dramma della vergogna delle persecuzioni. Nella sua nella sua attività professionale fu il primo a fondare un reparto di Unità Coronarica in Romagna. Davvero toccante il racconto di lui, medico cardiologo ebreo, che si trovò a soccorrere un turista tedesco che aveva una svastica tatuata sull’avambraccio. Nel trovarsi di fronte chi inneggiava al regime che aveva teorizzato e messo in pratica lo sterminio del popolo ebreo, non ebbe alcun dubbio; davanti c’era un uomo che stava soffrendo e andava salvato. E lo salvò. Un bella figura quella di Cesare Moisè Finzi che, a dispetto degli anni (oramai sono 90) e delle tragedie vissute, mantiene intatta la dolcezza di un ragazzo che non ha perso la speranza di credere nel futuro e nella centralità dell’uomo».