Speciale Emilia Romagna. L’intervista a Gabriele Armuzzi

Com’era bello quando c’erano Peppone e Don Camillo, scrive il Corriere. Ed è vero: sapevi subito con chi stare, il voto disgiunto non si sapeva cosa fosse. Le elezioni in Emilia sembrerebbero questo: una sfida tra Bonaccini e la Bergonzoni, che è una sfida tra sinistra liberal-democratica, e destra sovranista, con altri cinque candidati minimi, tra cui un M5S ormai ridotto all’osso.

Per Massimo Cacciari il vincitore è già bello che deciso. In una lunga intervista a Lapresse il filosofo dice: «Stefano Bonaccini vincerà, ne sono quasi certo. Non si governa dal Web, così come non si può continuare a governare con il romanocentrismo». E giù duro sul Pd: «I partiti di sinistra non hanno nessunissima attrattiva. Ci vogliono passione, leadership e un’organizzazione capillare sul territorio. La capacità di portare gente nelle piazze è finita da trent’anni». Possono avere un ruolo anche le tanto disprezzate (anche dal Pd) sardine? «Loro denunciano l’incapacità politica dei partiti di sinistra e vi suppliscono con ‘occorrismo’, ‘bisognismo’ ed ‘esigismo’. Si troveranno presto di fronte a una scelta: o essere un gruppo di pressione che dura qualche mese o diventare una forza politica. E in questo secondo caso dovranno decidere se essere autonomi o confluire nel Pd».

Nel frattempo bisognerà vedere quanto essenziale sarà il contributo di +Europa al risultato di Bonaccini. E se il Pri, che con il Psi è tra gli attori della lista, riuscirà finalmente a piazzare un suo candidato in Regione. Abbiamo intervistato Gabriele Armuzzi, candidato a Ravenna.

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