L'ultima farsa

Qualche fine giurista ha avuto modo di osservare che Salvini da ministro non aveva esposto in consiglio dei ministri le sue decisioni in merito ai migranti ed in quanto tale era responsabile lui soltanto delle azioni che aveva prodotto. Per la verità dovrebbe essere il contrario, ovvero se un ministro contravviene alle indicazioni di politica generale del governo ne discute il consiglio dei ministri. Il fatto che il ministro dell’Interno non abbia portato in Consiglio dei ministri le scelte da compiere sui migranti trasportati dalle nave Diciotti o da altri, significa che il governo era informato e corresponsabile nella sua interezza, in prima persona il presidente del Consiglio che ha il compito di dirigere la politica generale del governo. Poteva essere altrimenti certo, ma allora il ministro degli Interni avrebbe dovuto agire di nascosto. Il governo ed il presidente del Consiglio avrebbero dovuto sfiduciare il ministro degli interni e chiederne le dimissioni. Solo in questo caso la magistratura ordinaria potrebbe disgiungere le azioni del ministro degli Interni da quelle del capo dell’esecutivo e dei ministri della Difesa e delle Infrastrutture che hanno collaborato con il ministro degli Interni nei casi indicati. Perché la magistratura avesse una qualche credibilità nella sua richiesta di autorizzazione a procedere, questa avrebbe dovuto riguardare anche il presidente Conte, il ministro Toninelli, il ministro Trenta. Sempre ignorando che le risoluzioni prese da quel governo esprimevano la volontà della maggioranza dell’elettorato rappresentata in Parlamento e che di tutti questi presumibilmente il solo Salvini domani continuerà ad interpretare quella stessa maggioranza elettorale, la magistratura che lo ha chiamato a processo sta per celebrare un’ultima farsa. Quella di un ordinamento che sottoposto alla legge dovrebbe anche essere sottoposto alla volontà popolare e a chi la esercita legittimamente.