La Repubblica Romana su Rai Storia

La Rai, bontà sua, ha aperto il nuovo anno dedicando ben due trasmissioni agli eventi della Repubblica romana e le intenzioni sono sicuramente apprezzabili. A memoria, l’ultima volta che la Rai aveva messo le mani sulla questione ne era uscito lo sceneggiato “Anita”, per il quale autori e direttori di rete andrebbero fucilati all’istante. In questo caso, salvo qualche caduta nel ridicolo, un Garibaldi dallo sguardo allucinato con in mano il moschetto, la decenza è salva. La ricostruzione politica degli eventi resta invece discutibile. Il conflitto fra Garibaldi e Mazzini viene presentato in maniera dirompente dallo sceneggiato senza però che gli autori si accorgano di averlo reso tale. Garibaldi non chiede a Mazzini “pieni poteri”, come si dice, “Garibaldi dittatore”, ma pieni poteri militari, cosa che non gli si concede per la ragione che non si vuole umiliare sul campo i francesi convinti della possibilità di una soluzione diplomatica. Lo sceneggiato invece accusa Luigi Bonaparte di essere semplicemente un traditore e quindi il governo repubblicano un assise di sprovveduti. Mazzini possedeva contatti e canali diretti con il neo presidente francese, tali da fargli ritenere che occorresse evitare uno scontro cruento e Bonaparte, da parte sua, non aveva nessuna intenzione di schiacciare la Repubblica. L’incidente avvenne sulle interposizioni del ministro degli esteri francese che ottenuto il mandato della spedizione manovrò per suo conto, Alexis de Tocqueville. È la più grande celebrità nazionale francese ed i suoi sentimenti reazionari, l’elemento imprevisto che abbatte la repubblica e nello sceneggiato televisivo nemmeno se ne parla. Eppure sarà Tocqueville nel rispondere ad un parlamento francese indignato a perdere il posto. Altresì, non si capisce il fervore dell’Assemblea nello scrivere una Costituzione se non come l’atto utile alla Francia per poter dire al papa che sarebbe stato rispettato dal nuovo governo. Luigi Bonaparte non aveva, al contrario di austriaci, spagnoli e Borboni, alcuna simpatia per lo Stato pontificio, si era solo impegnato con l’elettorato cattolico a proteggere la figura del papa a Roma. Si tratta di aspetti molto complessi che richiedono un’esame storiografico particolare e non possiamo pretendere che alla Rai comprendano gli eventi meglio di Gramsci il quale scrisse che Mazzini non convocò neppure la piazza d’armi. Mazzini la convocò eccome è che non voleva trovarsi contro anche la Francia stretto d’assedio com’era, cosa che Garibaldi, nella sua irruenza, non capiva. Alla Rai hanno scoperto una Repubblica romana posta all’origine della Repubblica attuale e stando all’inno di Mameli, credono nella continuità. Magari fosse così semplice. L’articolo uno del decreto istitutivo della Repubblica del 1849 impone la “democrazia pura”, il puro potere popolare, che non prevede le separazioni dei poteri della “democrazia liberale”. Le “guarantigie” concesse al Papa, non sono un concordato, non sono la libertà della Chiesa, così come la magistratura ha la sua autonomia dal governo, solo nelle funzioni. È un nodo che l’attuale repubblica liberale non sembra cogliere nella sua interezza, tanto che il popolo si lamenta sempre del potere che non ha. La Repubblica romana significa il pontefice fuori dai confini della patria.