Al di là del bene e del male

Le apprezzabili doti di equilibrio dimostrate dal presidente del Consiglio italiano sul piano interno una volta proiettate sul piano internazionale, hanno assunto tratti inquietanti. L’ idea di fare dell’Europa un soggetto di mediazione fra la principale democrazia al mondo, alleata del nostro continente dal 1945 ed un regime teocratico era già di per sé piuttosto bizzarra. Non è possibile mediazione alcuna tra due sistemi contrapposti, uno basato sulla separazione dei poteri, e l’altro dove Stato e chiesa coincidono. Se mai invece esistesse la possibilità di mediare qualcosa, certo non possono essere le democrazie occidentali alleate degli Usa a effettuarla. Il compito dell’Europa in una situazione di questo genere, può essere solo di condividere l’azione americana o di distaccarsene, ma mai quella di rappresentare la parte iraniana per nessuna ragione e in nessuna circostanza. L’Europa è minacciata dall’esistenza di uno Stato teocratico ai suoi confini più di quanto lo possa essere il continente americano separato dall’oceano. Non avere questa percezione insinua un dubbio profondo sulla stessa appartenenza al campo delle democrazie liberali. Solo la Chiesa cattolica, al limite, potrebbe esercitare una qualche potenza mediatrice fra democrazia e teocrazia, oppure, più plausibilmente, in questo caso, la Russia che con l’Iran, dopo l’uscita di quel paese dall’orbita statunitense, ha sviluppato interessi geopolitici comuni. L’idea, invece, di poter svolgere una qualche mediazione diretta fra le parti contendenti in Libia, ha posto il presidente Conte direttamente al di là del bene e del male. Anche se in questo caso Serraj e Haftar potrebbero essere equipollenti, la comunità internazionale, tra cui l’Italia, ha riconosciuto Serraj, mentre Haftar è considerato un aggressore. La cosa è talmente chiara, che se l’insieme dei paesi europei lancia inutili appelli al cessate il fuoco, la Turchia si è precipitata a Tripoli prendendo nella stessa mano la bandiera delle nazioni unite e quella della Nato. Che fa l’Italia? Riceva come ospite Haftar, che Serraj denunciava a Bruxelles di crimini di guerra. Maggior regalo l’onorevole Salvini non poteva averlo, perchè il presidente Conte in un solo colpo ha lacerato il rapporto con la Ue più di quanto avrebbe potuto fare un qualunque governo sovranista, populista, nazionalsocialista nella prossima legislatura. La maggioranza che teme le conseguenze del prossimo voto regionale, in Emilia Romagna, ancor più che in Calabria, può mettersi l’anima in pace. È la crisi internazionale che la spazzerà via molto più facilmente.