Forse è la volta buona. A meno che…

Lo sfascio del Governo degli allievi del Buffone (o se lo preferite, degli Amici del Bar dello Sport) non è più solo una sensazione e un’ipotesi.
Se Conte parla dei “prossimi tre anni di lavoro per il suo governo”, deve aver dimenticato di fare i dovuti scongiuri. E oramai più di queste cavolate visionarie, anche da quelle parti prevalgono i discorsi dello sfascio, della baracca.
A tutto c’è un limite. I Cinquestelle i limiti li hanno superati tutti.
Quelli che hanno definito i loro “obiettivi” di governo sono stati e sono solo gli argomenti delle più accese risse tra loro e tra loro ed i loro disgraziati alleati. Ed ogni volta che hanno levato il grido di vittoria per aver ottenuto il voto per una delle loro sciagurate e un po’ ridicole leggi, invece che placarsi, la rissa è aumentata.
Ma questa volta pare che abbiano cominciato a litigare per il solo motivo di doverlo fare, di cercare di farsi male, di cacciare qualcuno della banda, di far fuori qualcun altro. È rissa e basta. Ed a parlare di fine della commedia sono essi stessi. Qualcuno già se ne è andato. Qualche altro è stato “fatto fuori”.
Il discorso di Mattarella di Capodanno, insulso come e quanto era persino difficile prevedere, è stato il suggello del principio della loro fine.
Quell’invito a “fare i bravi”, a sfoderare virtù nascoste chissà dove, è, semmai, sembrato ed è, piuttosto, un discorso funebre di un governo. Governo di cui Mattarella porta non poche delle tantissime responsabilità.
È difficile fare a meno di prevedere la fine della commedia. Del resto a “mettere a posto le cose” avevano, nei giorni scorsi chiamato nientemeno che il Buffone.
Dire che “è finita” è però, se non come e quanto le altre volte, affermazione prematura.
Qualunque cosa accada, non potrà dimenticarsi che questo governo (anzi questi due governi Conte) si fondano soprattutto e si sono fondati sin dal loro primo giorno, sulle incapacità e sulle risse degli altri. Sulle incapacità di far muro contro le scene da operetta, incapacità di trovare la benchè minima parvenza di una reale e fattiva opposizione. Anche solo di opposizione alla follia.
Il pericolo non è che riprenda fiato il cadavere del governo Conte, ma che gli altri, posti di fronte all’alternativa, ad una qualsiasi delle alternative, pretendano di dare la precedenza, se non ad una qualche loro formula magica particolare, alla pretesa di fare della caduta del governo, solo l’occasione per far danno a qualcuna delle altre forze della stessa opposizione.
Vale un po’ per tutti.
Ma, per essere ancor più chiari basti pensare a quanti vorrebbero abbattere il governo Conte, la ridicola tirannia di Di Maio, ma non senza dare al contempo un gran colpo, e magari far fuori Salvini. Che, poi, è quello che ha veramente sconfitto i Grillini. E ciò piaccia o non piaccia il suo ruolo e la sua personalità.
Pretendere di mandare a quel paese, con il disastrato governo Conte, anche un buon pezzo dell’opposizione potrebbe rappresentare, invece la via d’uscita per Conte, per i Grillini.
Attenzione. Di fronte ad un pericolo per le Istituzioni della Repubblica non ci devono essere incrinature tra quanti vogliano fare la loro parte, dirsi vincitori. Poi si vedrà. Ma non è speculando sulla discarica dei rottami del Conte bis che si costruisce qualcosa di buono, di accettabile.
E questo, lo ripeto, vale per tutti.
Oggi il problema è: “fuori i barbari”.
Se non si capisce questo, se non si ragiona su questa base, c’è rischio che il cadavere insepolto del governo Conte, delle teorie Grilline, dei personaggi come Toninelli e Morra ce li troveremo addosso ancora per un bel po’.