Il Pri e il concetto di "collaboratizione"

Il neologismo “collaboratizione” nasce in ambito economico e descrive il processo di sviluppo collettivo di un progetto che richiede contemporaneamente un impegno collaborativo combinato ad una condotta competitiva, in cui il risultato migliore è dato dalla capacità di partecipare mantenendo le proprie finalità. L’esempio concreto che viene offerto in ambito accademico è quello dell’industria automobilistica, la quale vede aziende concorrenti tra loro finanziare congiuntamente centri di ricerca, per ottenere dei risultati preliminari all’innovazione tecnologica dei propri prodotti, affrontando costi altrimenti insostenibili. Il Partito Repubblicano Italiano trarrebbe beneficio dello studio di questa modalità gestionale, la quale potrebbe rappresentare una parte della soluzione alle difficoltà a partecipare alle elezioni europee, nazionali ed alle volte anche regionali, date dal fuoco incrociato di raccolte firme per la presentazione delle liste e soglie di sbarramento allo stato attuale insormontabili per l’Edera. Una collaboratizione ben strutturata sarebbe una strada di certo praticabile, utile a scongiurare la ricorrente percezione od il realistico rischio di “portare sangue” a sedicenti alleati o degradare a “truppa cammellata” il voto repubblicano, ogni qualvolta si sia chiamati a ragionare su coalizioni, come l’attuale lista di +Europa impegnata nelle regionali dell’Emilia Romagna, in cui si sono federati PRI e PSI. Un buon incubatore potrà certamente essere l’annunciata Scuola di Formazione Politica, in cui si spera che i giovani repubblicani, socialisti e liberali possano iniziare ad imparare innanzitutto a confrontarsi e cooperare, pur sempre mantenendo la propria ideologia, generando quel supremo valore democratico della pluralità di pensiero. Certo non esiste alcuna formula magica per risollevare con un colpo di bacchetta le sorti del Partito, poiché ogni azione sarà inefficace se in parallelo mancherà un rafforzamento della presenza dell’Edera nei Comuni.