Star Wars: tra memoria e identità

La critica si è divisa, i fans sono rimasti perlopiù delusi perché la spettacolarizzazione delle immagini non è stata supportata da una coerenza logica della trama e la sceneggiatura presenta più di qualche buco. Eppure, ho visto al cinema una pellicola di cui mi sento di consigliare la visione difficili che stiamo vivendo. Ma cominciamo dal film.
Chiariamo subito che il valore di fondo dell’intero lungometraggio, mi riferisco all’Episodio IX di “Star Wars”, denominato “L’ascesa di Skywalker”, è il tema dell’identità, declinato in tutte le sue possibili varianti. Quindi, trattandosi dell’identità, ritroviamo nel film anche il valore della memoria, della radice, dell’origine, della famiglia di nascita e di quella acquisita, del principio primo e dell’archè, come la chiamavano gli antichi Greci. Insomma, lo ammetto, il discorso che si dipana lungo il film mi ha fatto pensare alla mia terra, alla nostra storia, ai legami con i luoghi e con le persone della nostra provincia, alla nostra cultura e alla mentalità locale o regionale.
Forse, il conflitto drammatico espresso nel film è quello tra memoria e identità, quasi fossero tra loro in contraddizione. Eppure, sembra suggerire la pellicola, malgrado l’antitesi tra i due termini, alla fine dello scontro, bisogna constatare che non c’è memoria senza identità e non c’è identità senza memoria. Come a spingere lo spettatore a porsi le seguenti domande: Chi sono davvero io? Da dove vengo? Qual è la mia origine? Chi sono gli altri? Che cosa ci unisce gli uni con gli altri? Chi sono i miei padri? Qual è davvero il mio popolo e chi sono i miei amici? Qual è il mio destino? Dove stiamo andando? Stiamo forse cadendo nel lato oscuro della Forza? In sintesi, in Star Wars – Episodio IX, l’elemento unificante tra memoria e identità è il classico “conosci te stesso” d’ispirazione socratica, ma vissuto non soltanto attraverso la ricerca di sé, ma anche nella spirituale compresenza dei morti e dei viventi, cioè della memoria viva e dei ricordi nostalgici del passato.
Insomma, nel film, tutto ruota intorno a quest’unico tema dell’identità e della memoria, spesso tra loro in conflitto, eppure coesistenti e compresenti perché convivono nella medesima persona. Infatti, in quasi due ore e mezza di spettacolo, tutto viene sviscerato, indagato, mostrato approfondendo quest’unico valore di fondo, a cui si contrappongono i vari controvalori di quell’unico tema e, cioè, a cui si oppone il controtema del Potere assoluto e autoritario, dell’esclusione, dell’oblio, dello spaesamento, dello smarrimento, del rischio di cancellazione della memoria e finanche della Storia. Ma non basta, appaiono come controvalori della memoria anche l’orgoglio identitario, la distruzione dell’altro, la rabbia che acceca, il rancore che corrode dentro, la vendetta, il pericolo che si arrivi alla distruzione del presente, del passato e del futuro. A tal proposito, per chi volesse capirne di più, basterà recarsi al cinema e ciascun lettore troverà conferma delle mie parole semplicemente guardando il film e cercando di cogliere in che modo tale valore di fondo, attraverso vari conflitti narrativi, sia stato diluito dagli sceneggiatori lungo le varie scene, fino all’ultima immagine, fino al termine della saga. Ma qui non farò alcuno “spoiler” e non farò anticipazioni per chi non avesse ancora visto il film. Perché soltanto vedendo il film, magari riflettendo sulle mie parole, lo spettatore capirà il senso della pellicola. Sempre se saprà osservare oltre il visibile del grande schermo, cioè se saprà cogliere come venga disseminato – dentro tutta la storia – il dubbio della radice, ma come valore e non come un disvalore. Mi spiego meglio: il dubbio della radice, espresso nella storia del film, riguarda sia il colpo di scena inerente la scoperta delle proprie origini, che non si conoscevano, sia il bisogno di andare alla ricerca delle proprie radici, mai del tutto chiarite, facendo così sorgere il dubbio che tale identità originaria non basti davvero, da sola, a identificare una persona. Emerge in questo modo, almeno seguendo il senso della storia narrata, l’idea che dentro ciascuno di noi vi siano due spinte tra loro contrarie e, allo stesso tempo, complementari: il bisogno di appartenenza alla propria origine e, contemporaneamente, il bisogno di liberarsi dalle catene che ci legano alla nostra identità per cercare di formare un nostro personale carattere, una propria personalità, di scegliere chi essere e a chi appartenere davvero, per scegliere noi chi diventare, fino al punto di mutare la nostra identità, se necessario, per non cadere nel lato oscuro della Forza. Non siamo condannati dalla nostra identità a un destino ormai segnato dalla nascita, sembra suggerire il film, ma possiamo scegliere di cambiare per diventare noi stessi, per diventare ciò che siamo.