Paolo Mieli e il ritorno dei Poli

In un editoriale del 24 u.s Paolo Mieli dopo un’ analisi, “colorita” ma accurata, sembra voler certificare l’evidenza di un ricostruito bipolarismo politico in Italia. Il tutto, mi sembra di capire leggendo il suo scritto, si starebbe concretizzando in un ritorno in campo, anche se con equilibri numerici molto aggiornati (nel centro destra a danno di FI ed a vantaggio della Lega e di FdI), del vecchio, consunto, e pernicioso modello di alternanza di due schieramenti tra l’opposizione sovranista-populista da una parte, e l’attuale maggioranza di governo dall’altra. Per lo schieramento rappresentato dall’attuale maggioranza parlamentare, Paolo Mieli sembra voler constatare ed apprezzare il dato di una positiva evoluzione dei rapporti in essere tra PD e M5S; nel senso che il centro sinistra non attua la politica di cannibalizzazione ai danni dei Grillini, messa in campo da Salvini nell’esperienza precedente, ma (ritiene Mieli) tende più (riuscendoci) a “normalizzare” il M5S. Come accennavo prima, l’autore sembrerebbe sostanzialmente voler apprezzare questa evoluzione in campo e questo equilibrio politico tendenziale. Io però temo che in questa valutazione possa esserci insita forse una omissione, e certamente un salto logico. Infatti Mieli, che in precedenti scritti aveva svolto una inesorabile e lucida critica delle responsabilità dell’attuale sistema politico nazionale, i danni prodotti, lo stato di crisi sistemica innescato nel Paese, e conseguentemente le responsabilità dei partiti che avevano dato vita all’alternanza centro-destra, centro-sinistra, sembra ora voglia ritenere praticabile (ed auspicabile?) l’agibilità e la prospettiva politica degli attuali schieramenti (alternativi) in campo, con i mutati equilibri elettorali nel centro destra, e nella determinazione del rapporto instaurato tra PD e M5S normalizzato. È possibile che alla luce di questi precari, e per molti versi preoccupanti elementi si possa immaginare una palingenesi di quel sistema politico nazionale, indicato per molti aspetti come la causa della crisi complessiva e sistemica dell’Italia? No di certo: i protagonisti del degrado del sistema politico non possono essere, dopo un inconsistente maquillage, i promotori della rigenerazione della politica; soprattutto con un M5S normalizzato. Quel movimento, nato per cambiare il sistema politico, non deve essere normalizzato; deve, invece costruirsi un progetto politico originale, efficace per l’Italia , cioè per un paese europeo, moderno, industrializzato, democratico. In quest’ottica appare anche importante e determinante un coinvolgimento ed un impegno politico positivo e propositivo del movimento delle sardine. Perché ciò possa avvenire è necessario attivare un ruolo coagulante e propulsivo del pensiero e dell’azione politica mazziniana e repubblicana. Io direi che oggi, in questa situazione estremamente critica del Paese (che ho avuto modo più volte di descrivere), l’azione politica naturale di un partito che trae ispirazione da quelle idealità, da quella cultura e da quella storia politica non può che sollecitare e condividere l’azione di rigenerazione, di rinnovamento, di crescita e di sviluppo della politica nazionale. In sostanza essere fautore dell’Altra Politica, dell’Alta Politica. Se ciò avvenisse, daremmo anche una concreta risposta al quesito attuale: A che servono questi Repubblicani? Il futuro del Pri è come sempre solo nelle mani dei Repubblicani.