Buffoni in crisi: ci vuole il professionista

Si può dire che lo sforzo principale, forse essenziale, per i 5 Stelle dopo la loro clamorosa conquista della maggioranza relativa in Parlamento e, di conseguenza, di quella della gestione del Governo del Paese, sia stata quella di uscire da una sorta di grossolanità dilettantesca, che, in realtà, era stata presentata come una qualità, una garanzia che li aveva preservati dalle trappole della politica, delle sue consuetudini, della sua tradizione.
È inutile che io ricordi come è andata e che aggiunga le mie previsioni a quelle di molti altri più saggi e sapienti di me su come pare che andrà.
Per usare un linguaggio pentastellare non si può dubitare che “sia tutto un gran casino”. Ma mica come quello dei partiti politici tradizionali! Sempre, infatti sull’orlo del baratro, con una crescita esponenziale di tutti gli aspetti negativi della società italiana.
Crisi di Governo. Crisi della Repubblica. E crisi dello stesso Movimento. Con mugugni, ribellioni. Ed infine, con Parlamentari che lasciano il Gruppo. Malgrado il “contratto”, la “penale”, la minaccia di essere portati avanti al Giudice di Pace o al Tribunale per violazione di esso per pagare quella certa somma.
Come affronteranno la crisi? La tendenza a darsi un comportamento più tradizionale, più accettabile, a dover sottostare a regole meno rigorose e ridicole.
Ma è proprio questo che suscita le più violente reazioni degli altri.
C’è il rischio, (per loro) che quanto sta avvenendo oggi sia l’inizio di un fenomeno di sgretolamento, che potrebbe anche subire delle accelerazioni ed assumere proporzioni allarmanti e definitive.
Questo, naturalmente nelle preoccupazioni di Di Maio, di Conte, di quelli del Movimento. Che lo sgretolamento di esso possa essere per me, per molti altri nel Paese una “preoccupazione”, non ha senso.
Ma nel Movimento è suonata l’ora dell’allarme rosso, come oggi si dice.
E che si fa? Il partito dei buffoni e delle buffonate è in crisi. Il suo dilettantismo non è all’altezza delle difficoltà obiettive del governare e di quelle specifiche di tirar avanti con le formule di questo Governo.
Ed allora, “deus ex machina”, scende a Roma, torna sulla scena. Chi? Il fondatore (o cofondatore) Grillo. Buffoni in crisi, ci vuole un buffone professionista, per quanto modesto ed oscuro, che tenti di prendere in mano le redini della baracca.
Lo aveva già fatto per l’accordo col P.D.
Ed aveva già cominciato con le correnti, con i risultati della consultazione on line a …. (non dico la parola, ché quella giusta è troppo personale di Grillo).
Così vanno le cose della vita.
E quelle della morte, che c’è ed incombe anche per i Movimenti e per quello che di essi sembrava “immortale”.
Fatti loro, direte. Diciamolo pure assieme. Ma non voltiamoci da un’altra parte.