Dialoghi su Aurelio Saffi

Una eredità importante, ‘difficile’, quella di Aurelio Saffi. Mazziniano e collaboratore stretto di Mazzini, “e non era assolutamente facile”, come sottolinea Michele Finelli, Saffi è ancora oggi un personaggio di cui non si riesce a fare a meno. Ecco perché i Dialoghi su Aurelio Saffi, organizzati dalla Fondazione Museo del Risorgimento di Ravenna, in collaborazione con il Comune di Ravenna e l’Associazione Mazziniana Italiana, sezione Sauro Caprini di Ravanna – e la cui registrazione proponiamo ai nostri lettori – sono non tanto la voglia di guardare il passato, quanto invece quella di guardare al futuro, orgogliosi del proprio passato.
Fu l’ “ultimo vescovo di Mazzini”, e la definizione è audace ma al tempo stesso pertinente. Perché con Mazzini ha diviso molto, tutto. Ha interpretato una passione etica, civile, politica. Un senso morale che viene vissuto dal di dentro, non dall’esteriorità di una legge qualsiasi. Non si è fatto ideologia e non si è consegnato alle bandiere, ma si è da subito speso per la prassi, così che gli ideali fossero presente e non un futuro da sognare. L’opera educatrice è concretezza, non astrazione. Il rischio, sempre presente, è quello di appiattire la figura di Saffi a Mazzini e quindi fare torno alla sua personalità e alla sua figura.

Con Michele Finelli, che è intervenuto sul tema Aurelio Saffi e la difficile eredità mazziniana è intervenuto Gustavo Raffi per parlare del rapporto, importantissimo, con la Massoneria (Mazzinianesimo e Libera Muratoria: Aurelio Saffi tra Mazzini e Adriano Lemmi), Fabio Bertini (Aurelio Saffi e la dimensione europea del Risorgimento). Ha coordinato i lavori il vicesindaco Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale del Partito Repubblicano Italiano ed è intervenuto anche Giovanni Fanti.

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