La verità vi prego sull'immigrazione

Troppo, e troppo erroneamente, si parla degli immigrati e di tutte le problematiche connesse di un fenomeno che sembra aver messo in discussione valori apparentemente solidi, quali etica, solidarietà, accoglienza, ma che pone sicuramente la necessità di nuovi equilibri per l’intero sistema socio economico e del welfare. Ciò che però è e resta inaccettabile è la diffusione di falsità di un fenomeno di per sé molto complesso e multiforme. E allora, se si vuole tentare di gestirlo, va prima di tutto analizzato e studiato. Iniziando dai numeri.
Come si fa allora a misurare la dimensione dell’immigrazione? Si può innanzitutto dire che gli unici ai quali può essere assegnato il compito di misurare il numero di immigrati sono gli enti istituzionali che hanno le competenze e le informazioni necessarie per farlo (e già è difficile così) e non certo improvvisatori e cialtroni che parlano di numeri soltanto per farne un uso strumentale a qualche cosa. Citiamo allora qualche numero che può essere interessante.
Gli stranieri residenti al primo gennaio 2019 in Italia sono più di 5,2 milioni (i dati qui riportati di seguito sono di fonte Istat). Dal 2001 sono 3,9 milioni in più. Rappresentano l’8,7% della popolazione totale, contro il 15,7% dell’Austria, l’11,7% della Germania e il 9,5% del Regno Unito.
Tra gli italiani risultanti residenti il 1° gennaio 2018, un milione e 340 mila stranieri hanno acquisito la cittadinanza. Sono persone che si concentrano soprattutto nelle regioni del Centro Nord. La maggioranza, esattamente il 56,3%, sono donne. Le principali nazionalità di provenienza sono: Marocco (13,7%), Albania (12,6%). Romania (5,7%). Quindi per 100 stranieri marocchini residenti, ci sono 44,3 cittadini italiani di origine marocchina e per 100 albanesi residenti ci sono 38,5 cittadini italiani di origine albanese. Albania e Marocco sono ritornati ad essere tra i principali paesi non comunitari di provenienza mentre diminuiscono di più del 40% le migrazioni provenienti dalla Nigeria.
Fra i cittadini non comunitari si sono andati riducendo i flussi migratori in ingresso: 242.009 nuovi permessi di soggiorno nel 2018, nel 2017 erano 262.770. Sono diminuiti i permessi per richiesta di asilo (-41,9%) e aumentati i permessi per lavoro (+19,7%) e quelli per ricongiungimento familiare (+8,2%). Crescono invece del 4% i permessi per motivi umanitari e i permessi per studio (+20%), quasi il 21% dei quali per i cittadini cinesi (oltre 4.500). Sono calate anche le acquisizioni di cittadinanza di individui non comunitari e le richieste per residenza (-37,2%). Al 1° gennaio 2018 i nuovi italiani sono 1.345.261(-7,9% dal 2017).
Sono diminuiti i nuovi permessi rilasciati per richiesta asilo (-41,9%) tranne che per i cittadini Ucraini (+21,2%).
Sono in aumento (soprattutto nel Mezzogiorno) coloro che sono divenuti italiani per ius sanguinis (per discendenza), nati all’estero da padre o madre di origine italiana, circa 7 mila individui nel 2016, 8.211 nel 2017, circa 9 mila nel 2018.
Secondo i dati Eurostat l’Italia risulta allineata per la presenza di stranieri nei paesi dell’Ue, ma l’incremento nel tempo è stato più consistente: dal 1998 (primo anno di disponibilità dei dati) anno in cui vi era meno di un milione di stranieri residenti, al 2018 gli stranieri nel nostro Paese sono quadruplicati (+419%).
Gli stranieri sono più giovani in proporzione rispetto agli italiani, la loro età media è sotto i 34 anni. La quota di ragazzi di 0-14 anni fra gli stranieri (18%) è superiore di 5 punti percentuali a quella degli italiani nella stessa fascia d’età (13%). Gli stranieri tra 15 e 39 anni superano il 43% sul totale della popolazione straniera, fra gli italiani sono il 25,5%. Le persone con 65 anni e più sono invece 4% fra gli stranieri, e fra gli italiani sono poco più del 24%.
Sempre da dati Eurostat, nel primo trimestre del 2019, hanno fatto richiesta di protezione internazionale per la prima volta presso uno Stato membro dell’Unione europea circa 158 mila persone, più del 10% dal 2018, ma in calo nell’ultimo triennio. Le richieste provengono soprattutto da cittadini siriani (17.090), venezuelani (10.790, registrano l’aumento maggiore) e afghani (10.750 nuove richieste).
Un ultimo spunto di riflessione su quali sono le principali motivazioni che hanno spinto le persone di origine straniera a lasciare il Paese di origine: motivi affettivi e familiari come il ricongiungimento familiare (22,7%), la volontà di migliorare la qualità della propria vita o della famiglia (22,1%), la mancanza o la difficoltà di trovare un lavoro nel Paese di origine (20,8%) e il desiderio di guadagnare di più (20,3%). Le motivazioni economiche prevalgono tra i maschi e quelle affettive e familiari tra le femmine. Meno rilevanti sono i problemi familiari, lo studio, le guerre e i conflitti.
Ma questi, come si diceva, sono soltanto pochi numeri.