La strage di Piazza Fontana e la memoria in bianco e nero

Il 12 dicembre l’esplosione di una bomba collocata presso la sede di Milano della Banca nazionale dell’agricoltura provoca una strage con numerosi morti e feriti. Nello stesso giorno altre due bombe vengono fatte esplodere a Roma: la prima presso l’Altare della Patria, la seconda presso la sede della Banca nazionale del lavoro. Già Ugo La Malfa, il giorno dopo, invitava tutti a riflettere. «Vogliamo nasconderci che se non stiamo attenti, possiamo mettere in forse quei valori di libertà, di democrazia, di progresso ai quali tutti ci appelliamo? Non basta appellarsi a quei valori. Occorre anche saperli difendere, con la propria azione di ogni giorno. Occorre sapere che cosa si deve fare da parte dell’opposizione e da parte della maggioranza, perché i valori della democrazia, della libertà, del progresso economico e sociale del paese non siano messi in forse. Questo è il problema che il tragico caso di Milano pone alla nostra coscienza di uomini politici».

«Non è mai un problema di polizia, di ordine pubblico», dice Michele Polini, segretario dell’unione romana del Pri. «È sempre questione di come si guida una società, perché solo chi ha contezza del sacrificio con cui uno Stato si costruisce sa quanto facile sia che tutto si sciolga, che tutto se ne vada via come un tratto di pennello su una superficie lucida. Ci vuole niente a distruggere i fondamenti storici su cui si costruisce il nostro vivere insieme, e per questo occorre sempre vigilare. Non si ricordano i fatti di Milano semplicemente con gli slogan, si tratta di anticipare disagi e proteste, anche estreme, e cioè monitorare con attenzione situazioni di disagio, economiche e sociali. Non possiamo mai permetterci di giocare, quando una realtà complessa chiede di essere governata».