Caro Liguori, ti ci metti anche tu?

Stamane, nelle primissime ore, mi è capitato di vedere il servizio di “Fatti e Misfatti” del TGcom24 di Paolo Liguori (che conosco da quando era un ragazzo del “Movimento”, meglio noto col soprannome di “Straccio” ed ogni tanto si faceva vedere al Gruppo Parlamentare Radicale. Non so se anche lui mi ricorda.).
Oggetto del servizio un’intervista di Liguori al Capo del settore Anticrimine del Ministero dell’Interno, Francesco Messina, relativa ad una pericolosa novità.
Il crimine organizzato, diceva l’alto Funzionario, ha invaso oramai anche il settore dei reati contro la Pubblica Amministrazione, introducendovi i propri sistemi e facendo sentire tutto il peso dell’ascesa del crimine verso i punti chiave dell’organizzazione statale.
Benissimo. Ad un certo punto ha cominciato ad allarmarmi.
Nuove criminalità, nuove forme, nuovi mezzi per combatterla.
E qui le opinioni pericolose. Non tanto del Funzionario, cui non avrei mai avuto difficoltà ad attribuirle, ma di Paolo Liguori.
Che è uno dei pochi che al passato “movimentista” (credo militasse in “Lotta Continua”) non ha fatto seguire una voltata di gabbana, ma, semmai, la fedeltà a quanto di meglio aveva trovato o creduto di trovare in quella giovanile esperienza politica.
Tra Intervistatore ed Intervistato, infatti sono cominciate a ripetersi le parole: “Prevenzione” e, poi “Pericolosità” (da combattere a prescindere dai fatti specifici).
Ahimè! Ci siamo. La frontiera fondamentale del diritto penale, quella che dovrebbe sbarrare il passo alla discrezionalità dei provvedimenti penali, limite espressamente sancito dalla Costituzione e ribadito e puntualizzato con la Sentenza (Rel. Volterra) del 1981 viene, di fronte ai problemi posti dalla lotta alla criminalità organizzata, ancora una volta travolta e sconvolta.
Ma ora, a quel che ho sentito, non è più questione di interpretrazione.
Le misure di prevenzione, diceva il Funzionario, e annuiva e lo stimolava Paolo Liguori, devono essere estese a quelle organizzazioni che oggi sono poste in essere per tutta una serie di reati contro la Pubblica Amministrazione.
Se il crimine si organizza, i vecchi principi del diritto penale (ed in ciò i Due sembravano d’accordo) devono essere superati. Sequestri preventivi, misure contro le persone “pericolose”.
Credo che un po’ tutti i poliziotti (con buona parte dei magistrati, specie i P.M.) siano di questo parere. Ma finora gli alti funzionari ministeriali si sono sempre astenuti, però dal dichiararlo.
E quel che mi preoccupa e, francamente, mi addolora, è sentir ripetere uno come Liguori, come “Straccio”, che ho sempre considerato vicino alle opinioni da me espresse e da quanti sono per la libertà e la democrazia (e, quindi, anche a conoscenza dei disastri che le misure di prevenzione antimafia hanno causato, ad esempio, in Sicilia ed in Calabria, senza pervenire al risultato cui si dicevano necessarie) parlare come un “P.M.” di quelli che ben conosciamo.
Non vedo Paolo da decenni. E non ne ho seguito in modo costante le vicende, l’evolversi delle opinioni, il lavoro. Ma ci sono cose che si danno per scontate,
Gli mando, perciò, anche se non gli arriverà mai, quella che può apparire come un’ingiunzione ed invece è un’accorata invocazione: “Adesso ti ci metti anche tu?”. “Tu quoque…”. Ma lasciamo da parte il latino. Io non sono Giulio Cesare e Paolo non è Bruto. Ma non c’è bisogno del latino per esprimere pensieri gravi e verità angoscianti.