Il simbolo repubblicano. Una tradizione di indipendenza e di libertà millenaria

Il Partito Repubblicano Italiano qualunque cosa succede può confidare su due atout dominanti. Il primo è riposto nel simbolo, l’edera è il simbolo della speranza sin dalla rivoluzione francese, sono edere i rampicanti che il popolo del Palays Royale strappa dai muri recandosi alla Bastiglia, quando Desmoulins afferò una foglia di castagno. L’ edera è il simbolo che Mazzini sceglie per la Giovine Italia e che si trasmette a maggior ragione alla Giovine Europa. Nessuna forza politica italiana ha più simboli di questa forza e di questo impatto. Solo la Lega, ha un bel simbolo nel guerriero di Giussano, che però va un po stretto a chiunque non sia lombardo. Il secondo è il nome repubblicano. Il partito repubblicano è qualcosa che precorre i secoli e che continuerà a percorrerli. Noi conosciamo la Repubblica dai tempi di Platone, anche se in verità Platone non scrisse una “Repubblica”, ma una “Politeia”, ovvero una “Cittadinanza”, che i romani tradussero in Repubblica perché dal punto di vista romano le due cose giustamente coincidevano. La Repubblica contiene in se l’idea del governo e quella del diritto che reclamano i cittadini che si sentono liberi, così avvenne a Roma e poi in America ed in Francia dopo un sonno durato sei secoli. In America uno dei due principali partiti ha scelto il nome Repubblicano proprio per un richiamo alla democrazia classica, ed è quello un partito sostanzialmente conservatore, anche se quando si è conservatori in un paese come gli Stati uniti d’America ci si può trovare in testa alla rivoluzione mondiale. Il Pri da parte sua ha avuto un legame storico con i leader del partito democratico statunitense, per cui non è un caso che in Italia si sia pensato di fare un partito repubblicano sul modello americano, idea che si è arginata con i rischi di una battaglia legale che si potrebbe aprire con chi si chiama Pri dall’800. Per la verità bisognerebbe essere meno gelosi del nostro nome ed invitare chiunque a fondare un partito repubblicano soprattutto mai potesse avere prospettive di maggior successo del nostro. La sola condizione da porre è che si mantenga lo stesso simbolo e quindi la stessa storia, gli stessi valori e perchè no le stesse difficoltà. Gobetti diceva che il Pri era morto nel 1914, con la scelta di partecipare alla guerra del governo di casa Savoia e forse non aveva torto. Non considerava soltanto che non erano i repubblicani di allora, come non sono quelli di oggi a detenere il simbolo ed il nome, sono il nome ed il simbolo a detenere loro e noi. Abbiamo solo il compito di evitare che vengano disgiunti, che si possano disperdere, che un altro possa staccare quello che è rimasto unito per più di cento perchè dervivava da una tradizione di indipendenza e libertà millenaria. Perdiamo questa e avremo altri sei secoli di oscurantismo.