Se questo è un bilancio

Pare che dopo le baruffe, le risse, le sfide, gli altolà e il lungo camminare sull’orlo della crisi, si sia arrivati a mettere assieme qualcosa che sarà presentato come il bilancio 2020, con tanto di “manovra” che, poi, sarebbe il provvedimento o la serie di provvedimenti con i quali far quadrare i conti.
Mi pare giusto che Conte e, credo, gli altri personaggi del Governo, si dicano soddisfatti. È invece una sfida immonda e vergognosa a tutto il Paese l’invito ad esso rivolto a un generale rallegrarsi, l’invito a partecipare al giubilo di chi del Paese si è fatto beffa e conta di poter continuare a farlo.
Non è questione solo della storia di questo lavoro della maggioranza del Governo o di chi sa chi altri ritiene di potersi spacciare per tale.
Basterebbe rilevare la quantità di “pezze colorate”, di strane norme (strane benché proprio introdotte con il bilancio) che è un provvedimento essenziale che ha nel tempo considerato (nel caso l’anno 2020) la sua specificità, la sua ragione d’essere con una serie di esplicite ed implicite norme che ne delimitano e ne chiariscono l’efficacia.
Questo bilancio, questa manovra è invece in parte notevole e fondata su un marchingegno con il quale si danno per “superate” le difficoltà contabili e, soprattutto politiche.
È il bilancio del bancarottiere che si proclama soddisfatto raccontando di aver messo a posto i conti dell’azienda.
Come? Con le cambiali. C’è una serie di provvedimenti la cui efficacia è “dilazionata”, sono nel bilancio dell’anno 2020, ma avranno efficacia a partire dall’estate, dall’autunno etc.
È un metodo che è stato introdotto per ridurre la spesa, ridotta di tanti dodicesimi quanti sono i mesi in cui l’efficacia effettiva delle norme non esisterà.
Ma il sistema è stato applicato anche a rovescio. Cioè rimandando gli introiti di provvedimenti fiscali e l’effetto di essi di vari mesi.
Perché? Perché così prima si vota nelle Regioni, si risolvono (o si crede che si risolveranno) i problemi politici.
Poi arriverà la stangata. In realtà la stangata c’è già con le norme che aumentano tasse etc. ma essa arriverà sulla capoccia dei cittadini di qui a vari mesi.
Ora giubiliamo, congratuliamoci della manovra, del bilancio etc. etc. Il grido di dolore lo leveremo tra alcuni mesi quando la botta arriverà a destinazione.
È il metodo del campare di debiti pure riguardanti introiti e non spese, è una sorta di “cambiale a ricevere”. Ricevere stangate.
Intanto giubiliamo. C’è questo corpo delle “sardine”, che qualcuno un bel giorno ci dirà da chi è organizzato e pagato (non si dica che sono “sardine” autonome e gratuite etc. etc.) che dovrebbe esprimere solo la bontà, la soddisfazione, il sollazzo.
L’antipolitica dell’antipolitica che ci governa.
Pretendono di rappresentare le speranze.
Sì. Le speranze delle tasse “dilazionate”.
Evviva i buffoni!!