Il conflitto tra mondo solido e mondo liquido

Le persone hanno bisogno di certezze. Tutti noi viviamo d’insicurezze e ci sentiamo spaesati, impauriti, bisognosi di un’appartenenza stabile che ci dia un’identità. È un bisogno innato che deriva dal senso di solitudine e dalla paura. Oggi, questo accade ancor più che in passato.
I dati del Censis che indicano la richiesta dell’uomo forte da parte della metà degli italiani è il segno di un vuoto culturale ed esistenziale che si vuol colmare con l’autorità e, forse, anche con l’autoritarismo. Si è creato un conflitto tra un mondo solido, reazionario, che si basa sulle certezze, sui dogmi, sugli ideologismi e un mondo liquido che vede l’acqua della società come il mare dell’esistenza. Ci vuole coraggio per mettersi in mare e lasciare la terra per ricercare nuove realtà e qualche verità, con la v minuscola. Serve un Galeone corsaro per andare alla ricerca delle verità. È più comodo aggrapparsi alle proprie o altrui certezze.
Si può raccontare la Storia d’Italia e d’Europa, si può scrivere la cronaca degli eventi che si susseguono giorno dopo giorno, si può fare un affresco delle bellezze paesaggistiche e ambientali, si può descrivere la crisi del territorio, analizzare l’aspetto economico, sociale e via di questo passo. Ma c’è anche un’altra possibilità per descrivere la realtà in cui viviamo: quella di raccontare i vizi e le virtù, i pregi e i difetti della comunità che abita la nostra terra. Con i suoi limiti e i suoi eccessi. Con i suoi volti e le sue maschere.
Insomma, questo mio editoriale tenta, ogni volta, su questa pagina “repubblicana” di raccontare umilmente noi stessi, il nostro sentire, il nostro modo di essere liberali, riformatori. Magari andando alla ricerca del significato delle parole, mettendo in dialogo e in contraddittorio due vocaboli, due sinonimi che si riscoprono opposti o, comunque, sempre in contraddizione. Come a voler scrivere un nuovo dizionario del carattere e delle caratteristiche di chi è nato o si ritrova a vivere nella provincia frusinate. Per non fermarsi in superficie. Perché sono parole che ci portiamo dentro, che sono dentro di noi. Questo mese, ad esempio, credo che sia utile sottolineare la differenza tra sicurezza e certezza. Ribadisco: sicurezza e certezza. In genere, infatti, si tratta di due vocaboli giocati alternativamente come sinonimi e sono, invece, due opposti. Quando si vivono tempi di crisi, nel naufragio generale, quando c’è aria di tempesta, ciascuno di noi va alla ricerca di punti fermi, di una certezza a cui aggrapparsi, di uno scoglio dove ancorare una speranza, di un approdo qualsiasi. Ma la certezza è un inganno, un’allucinazione, un miraggio che il Potere dominante e fine a se stesso concede ai cittadini per meglio tenerli legati alla loro disperazione e, quindi, per meglio tenerli sotto il tacco del Potere. La certezza appartiene a quel meccanismo che prima crea i bisogni nelle persone, il senso di vuoto, il desiderio da soddisfare e, poi, finge di offrire la soluzione dando certezze a quei bisogni e riempiendo quel vuoto con il nulla. Insomma, ciò che è certo è insicuro mentre ciò che è sicuro è incerto. Se una persona è sicura, non ha certezze, ma dubbi. Perché ciascuno di noi, in un mondo e in una vita di sempre maggiori incertezze, si lega a chiunque abbia la capacità di essere assertivo, di offrire orizzonti certi, di dare risposte prive di dubbi. La sicurezza è altro. La sicurezza è qualcosa che viviamo dentro di noi, che si conquista giorno per giorno e ci rafforza, ci rende sicuri di noi stessi, pur nel dubbio, pur nell’incertezza. La sicurezza è di chi ha imparato a nuotare nel mare delle incertezze quotidiane rispettando sia il mare che le incertezze, sia se stesso che gli altri naufraghi. La certezza è una nave che poi affonda. È una zattera che resta ferma nell’Oceano in attesa di una nave che passi. La certezza è uno scoglio a cui ci aggrappiamo quando abbiamo paura di nuotare. La sicurezza è la nostra incolumità. La certezza è il vero pericolo. I Corsari sono i pionieri di chi vuole promuovere il coraggio della sicurezza al posto della paura delle certezze disseminate dal Potere dominante.