Un nome per questo governo “sfasciacarrozze”

I dialetti assai spesso sanno dare le impressioni che meritano fatti, situazioni, persone assai meglio di quanto lo si possa fare con la lingua colta ed il suo vocabolario.
Accade spesso di dover fare questa considerazione. Del resto l’arte dello spettacolo che ha avuto nel dopoguerra momenti di autentica grandezza nel nostro Paese, ha saputo far uso di dialetti diversi (romanesco, napoletano, siciliano etc. etc.) in un modo che conferma appieno quella considerazione.
Mi veniva alla mente tutto ciò nei giorni scorsi, di fronte alla domanda, che è pur necessaria pormi in questi tempi.
Come definire il governo in carica? E quello precedente? Ci sono parole adatte a dare una definizione che non sia un po’ artificiale, riduttiva, o magari (benché sia difficile) esagerata?
Non ho preteso di darmi una risposta perché le risposte possibili, in realtà, sono troppe e tutte un po’ unilaterali.
Ce n’è una, facile a venire alla mente di chiunque sia abituato a sentire parlare il dialetto di G.G. Belli, sia pure nello stadio a lui successivo, attuale: “che casino”.
Parola incisiva, con chiari riferimenti anche ai risvolti morali della definizione da dare.
Ma siamo in troppi, troppo spesso e davanti a troppi fatti che ci si presentano a prorompere in tale parola. Non per nulla l’espressione più ampia che include quel termine è: “qui è tutto un gran casino”.
Direi che “casino”, riferito al governo, a questo governo, è un po’ troppo generico, anche se non certo bonario.
Mi è saltata in mente, sentendo un discorso che, manco a dirlo, non aveva assolutamente nulla a che fare con la politica, l’amministrazione, i partiti, la parola è “sfasciacarrozze”.
Sissignori. Non è da buttare via. Evoca l’attività che produce il marasma, lo sfasciare, oltre il dato obiettivo dell’accatastarsi di cose sfasciate. Un governo si direbbe bene: “sfascianazione” (che però è troppo specifico), si direbbe “artificiale”.
E poi lo “sfasciacarrozze” è un mestiere dai margini e dall’oggetto confusi. Un po’ commercianti, un po’ collezionisti di pezzi riutilizzabili di auto distrutte. Un po’ meccanici dell’usato.
E, poi rattoppature di auto rovinate.
È una sintesi di un’atmosfera di imbroglietti e manipolazioni, non senza un po’ di odore di bruciato (in tutti i sensi).
Che ve ne pare?
Io l’ho buttato là: “Sfasciacarrozze”.
Chi ne ha altri da suggerire lo faccia.
Non che ci si trovi in difficoltà quando s’ha da definire questo “coso” detto governo. Ma un nome che ben si adatti non è mica sprecato.
Vedremo un po’ quanti ve ne saranno.
Poi cercheremo qual’è il più appropriato.