Politica come poesia, una rivoluzione di metodo

C’è qualcosa nell’aria della politica italiana che si sta muovendo sottotraccia come accade quando un terremoto sta per arrivare. Ci sono troppe cose che non tornano, troppi colpi bassi, troppi silenzi e troppe chiacchiere. Qualcosa non torna. Sembra di assistere a un apparente suicidio collettivo dell’attuale assetto partitocratico. Che cosa ci dobbiamo aspettare sotto l’albero di Natale o per la Befana? Quale sorpresa ci attende?
Meglio non fare pronostici, ma è triste dover constatare che non si sia voluto dare retta ai Corsari e alla nostra proposta di un Governo politico di legislatura guidato da Mario Draghi e con un sostegno ampio, capace di andare oltre i vecchi schematismi di destra, centro, sinistra e periferia. Serve un Governo di altissimo profilo, federalista europeo, innovatore, liberale, per un Nuovo Umanesimo.
Ecco perché i Corsari insistono ancora sul metodo liberale. E lo faccio anch’io da qui. Ecco perché ho parlato, scritto ed evocato il pensiero borghese nei miei precedenti articoli. Perché il pensiero borghese mette al centro la libertà inalienabile dell’individuo, che porta con sé i diritti-doveri del cittadino, soprattutto nei confronti dell’altro, soprattutto da parte di chi è più fortunato e per chiunque possa – in modo volontario – dedicarsi a migliorare la vita della nostra comunità.
La domanda è: ci sentiamo ancora una comunità? A livello locale come pure a livello europeo? Purtroppo, la risposta è no. E questo è un elemento negativo con cui dobbiamo fare i conti.
Un ulteriore elemento da considerare come negativo, invece, è l’incapacità di riformare, appunto in senso liberale e democratico, la legge elettorale. Non a caso, l’attuale “Rosatellum” mantiene gli stessi caratteri esclusivamente partitocratici, verticistici e oligarchici del precedente “porcellum”, entrambi con un impianto fondamentalmente proporzionale. In questo articolo di oggi, quindi, vorrei rivolgermi alle coscienze in ascolto, per recuperare la politica come parola e voce, come pensiero e azione, come espressione del senso civico e come ricerca delle soluzioni possibili. Ma non basta, è necessario sprigionare uno spirito di reciprocità in grado di far sentire la politica come dialogo e contraddittorio, come pratica quotidiana, come “senso dello Stato” e non come “ragion di Stato”. La politica come incontro e dialogo delle diversità, come terreno di idee e visioni, dove si opera insieme, grazie alle diversità, per sciogliere tutti quei nodi che, strada facendo, vengono al pettine. Almeno nei limiti del possibile. E tentare di farlo insieme. Poi, però, dietro l’angolo, c’è sempre in agguato l’impossibile, cioè il probabile, il lato oscuro della forza. Lo sappiamo bene noi Corsari e non ci facciamo illusioni. Nella logica del Potere dominante, infatti, regnano da sempre gli accordi sottobanco, gli interessi di bottega, il sotterfugio, l’invidia, l’omertà, le omissioni, le menzogne, l’affarismo, il malaffare, la spartizione del bottino e delle seggiole, lo scontro sterile, cieco e permanente. Insomma, il Potere è una fabbrica di ingiustizie, sopraffazioni, furti e violenze. La politica è “altro”. La politica dovrebbe essere il luogo delle diversità che si incontrano e discutono, non dove si accrescono le ingiustizie, le differenze e le disuguaglianze. La politica andrebbe intesa come luogo di conoscenza e come “bellezza della lotta” (scriverebbe Luigi Einaudi), secondo la pratica e l’attuazione di un metodo liberale, che comincia col rispetto di se stessi e degli altri, con la forza delle idee, con l’inizio della libertà dell’altro, con un nuovo umanesimo. La politica non è la legge della giungla applicata agli uomini. Non è, come si crede o si lascia far credere, espressione di cinismo, cupidigia, indifferenza né, tantomeno, va confusa con la corsa spasmodica alla poltrona, alla coccarda, ai gradi da cucirsi sulla giacca. La politica è piuttosto poesia. Nel senso etimologico della parola. Poesia, infatti, proviene dal greco antico, da “poiesis”, che significa: fare, produrre, creare, comporre, praticare. Compiere questa rivoluzione dei metodi e dei significati è il compito principale della nostra “generazione di Corsari”. A cominciare dalla provincia di Frosinone.