Venezia, il sogno, la realtà

Il dramma che ha colpito Venezia nella notte tra il 12 e il 13 novembre, con la seconda marea più alta di sempre merita tutta la nostra attenzione e la nostra solidarietà a quella che è giustamente considerata la città più bella del mondo, per il suo immenso valore artistico, sociale e culturale. La stima dei danni è altissima, per centinaia di milioni di euro, attività commerciali e biblioteche distrutte. Si temono ripercussioni permanenti per monumenti e beni culturali. La storia biblica del Mose è una vicenda tutta all’italiana, passato da essere un’opera ingegneristicamente avanzata a simbolo di corruzione. Tralasciando i costi esorbitanti dell’opera e il sistema vizioso e infettivo che per anni ha usato gli appalti per la costruzione di quest’opera per fini criminogeni personali e politici, cercare ora una soluzione è di fondamentale importanza. Il sistema di chiusura delle bocche di porto è assolutamente necessario. Questo è un discorso infinito, ma il fatto che si debba pensare a una chiusura è un fatto inevitabile. Se ci fosse stato il Mose attivo, Venezia non sarebbe andata sott’acqua. Altre nazioni hanno dovuto risolvere il problema dell’acqua alta e lo hanno fatto in modo brillante e a costi inferiori. In Olanda usano delle barriere, dei piloni messi di traverso nella zona che separa il mare dall’entroterra. La struttura è gigantesca e altissima, e si chiude quando c’è una fortissima inondazione, cosa che è accaduta finora una volta in dieci anni. L’unica struttura simile al Mose è quella di Bad Ems in Germania. A differenza della struttura italiana, costata oltre 5 miliardi di euro, per quella tedesca sono stati spesi 200 milioni di euro. Quindi meno burocrazia all’italiana e più innovazione.
La fragile Venezia deve essere salvata anche alla luce di ciò che continuano a dirci gli scienziati in tema di cambiamenti climatici e necessita di aiuti e prevenzione. Venezia ha sempre dato prova di solidarietà e volontà di superare i campanilismi e le divisioni territoriali. Non si può dimenticare che è Patrimonio di tutti e appartiene al mondo intero.