Salvini aveva ragione

Il tribunale dei Ministri ha dato ragione a Salvini, per cui il primo paese di accoglienza è quello dell’imbarcazione che da rifugio ai profughi, sia essa ong o meno. Nella sentenza si legge che nel caso in cui il paese di accoglienza è raggiungibile in un tempo troppo lungo per assicurare i necessari  soccorsi, “la normativa non è chiara” e quindi non si può procedere nei confronti di chi al governo del proprio paese rifiuta di aprire i porti. Si può anche  discutere in punta di diritto la sentenza, contrapponendole ad esempio le gravi ragioni umanitarie del soccorso in mare, ma non c’è modo di obiettare quello che è stato obiettato persino prima che venisse emessa, ovvero che nessuno può stabilire che il porto di Tunisi, o uno nei pressi della costa libica, sia più vicino dell’Italia o di Malta. Senza bisogno della sentenza, già un ex ministro degli interni socialista del governo tedesco si era pronunciato a favore del ministro Salvini sostenendo che nessun Paese può essere obbligato all’accoglienza se non vuole darla. Cioè, in pratica, è quanto ha poi affermato anche il tribunale dei ministri: se la mia nave batte bandiera olandese non posso scaricare nessuno su un paese diverso dall’Olanda senza previa l’autorizzazione di quel paese. Per cui in parole povere, Salvini aveva ragione, come del resto si accorgeva senza bisogno di scomodare un tribunale e grazie ai magistrati che hanno pensato bene di indagarlo, ora lo sanno anche tutti gli italiani, come sanno che sul tema immigrazione gli oppositori di Salvini hanno torto.