Mes. Salvini avvelena i pozzi

Le modalità con le quali in Italia viene svolta dalla destra partitica la discussione politica per la ratifica del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), noto come fondo salva stati, evidenzia la chiara volontà di Salvini-Meloni di avvelenare i pozzi ai quali un domani potrebbe attingere l’Italia, in caso di crisi economica sistemica. E tutto ciò non perché, come artatamente i due vorrebbe far credere, si vogliano difendere gli interessi del nostro paese (prima gli italiani), ma essenzialmente per impedire con la non firma del trattato il consolidamento dei nuovi positivi ed efficaci rapporti dell’Italia con la commissione UE, e con i paesi più rappresentativi. Si tratta in sostanza di una squallida strumentalizzazione politica interna (in nessun altro paese dell’Europa c’è stata una polemica analoga a quella sviluppatasi da noi), per lucrare qualche dividendo elettorale alle prossime regionali. Tutto ciò impedisce una seria e rigorosa informazione verso gli italiani; privandoli così degli strumenti necessari per valutare e giudicare gli effetti (molto positivi) connessi alla ratifica del MES. Diciamo subito che direttamente collegata (simul stabunt, aut simul cadent) all’approvazione del MES risulta essere la possibilità di dar seguito alla prospettiva dell’altra riforma che stava in lista d’attesa, e che di recente il ministro dell’economia tedesco ha riportato all’attenzione dei suoi colleghi ministri: si tratta dell’assicurazione comunitaria sui conti correnti bancari dei cittadini dei paesi dell’area Euro; ma che potrebbe di nuovo ripiombare nelle secche nelle quali si trovava in caso di mancato accordo sul MES.

Ma veniamo agli effetti diretti del MES. Sui contenuti di questo trattato, come è ormai noto, si discute da circa 18 mesi con il coinvolgimento di 2 governi italiani (tra cui il Conte 1, che ne ha discusso ampiamente al suo interno nello scorso mese di giugno); ci sono state 2 votazioni parlamentari (una europea, ed una italiana). In sintesi è stato tutto ampiamente discusso e verificato dalle istituzioni dei paesi dell’area Euro; quindi sono noti tutti i contenuti, rispetto ai quali non c’è nulla di occultato, tanto meno di pernicioso per l’Italia e per gli italiani. Anche perché in realtà si tratta di una migliore puntualizzazione e specificazione delle norme già esistenti ed inserite nell’analogo trattato ESM (acronimo in inglese del MES vigente), peraltro già utilizzato negli anni scorsi da Irlanda, Portogallo, Grecia. L’elemento caratterizzante di maggiore novità è certamente molto positivo, in quanto consente un più consistente finanziamento delle risorse rese disponibili per intervenire in favore di un paese che, rispettando il patto di stabilità, chiede la possibilità di poter accedere ad un programma precauzionale di finanziamento per “bloccare sul nascere” il pericolo di contagio in caso di crisi sistemica. Ed ancora si mira ad escludere la possibilità di accedere al fondo ad un paese con debito sottoposto ad un programma concordato di ristrutturazione (pericolo di default), in assenza del coinvolgimento (penalizzazione) dei creditori privati, in una misura con gli stessi concordata. Quindi far pagare non solo i contribuenti dei paesi che finanziano il fondo (peraltro incolpevoli), ma anche i creditori che hanno lucrato lauti interessi, e che ora devono essere con responsabilizzati nel percorso di risanamento; pena la perdita di tutto il prestito erogato. D’altra parte è quanto avviene nelle transazioni tra privati, quando si tratta di dar corso al cosiddetto concordato preventivo. Ed inoltre viene previsto che l’accesso al fondo MES debba trovare l’assenso dei paesi azionisti del fondo stesso; che è poi quanto avviene già ora, essendo previsto che il parlamento dei paesi creditori debbano esprimere il proprio assenso. Così è avvenuto a suo tempo nel caso dell’intervento in favore dell’Irlanda, del Portogallo e della Grecia. Ciò allo scopo di impedire che possano essere disattesi da parte del paese debitore gli impegni concordati per accedere ai benefici del fondo. È opportuno anche tenere ben presente che essendo il MES un trattato intergovernativo (concordato solo tra i paesi dell’area Euro), e non un trattato comunitario, nulla vieta ai paesi che volessero sottoscrivere il nuovo MES (che automaticamente annulla ESM) di procedere anche senza la partecipazione dell’Italia: ed allora sarebbero veri guai per gli italiani. Per concludere è opportuno riprendere il giudizio espresso dall’economista Lorenzo Bini Smaghi (ex membro della BCE) sulla polemica in atto in Italia, che dice: «In realtà, l’emblema per l’Italia non è il rinnovo del trattato del MES ma l’incapacità di improntare negli anni recenti una politica di costante riduzione del debito pubblico, come hanno fatto altri paesi europei. Non firmare il trattato potrebbe dare il segnale che non si tratta di incapacità, ma di mancanza di volontà». Se così dovesse succedere, gli eventi ai quali andrebbe incontro il nostro Paese sarebbero di portata fortemente negativa; e forse non del tutto oggi immaginabili.