Il Capitalismo che mangia i bambini

Ai vescovi proprio non riesce ad andare giù che il comunismo, oramai estinto tra l’altro, si sia mangiato i bambini. Anche il capitalismo se li mangia, basta guardare la crisi di natalità nel mondo sviluppato. Gli stereoticpi, i falsi valori, l’individualità. «All’origine, si legge su L’Avvenire del 26 novembre, c’è sempre l’individuo ripiegato su se stesso, che egoisticamente definisce la propria affermazione scaricando i costi del proprio benessere su qualcun altro e non accetta una revisione degli
stili di vita». Verrebbe da rispondere che ai vescovi piacciono troppo i bambini e ad una persona normale passa la voglia di farli. Ma se i vescovi che si impongono la castità sono poi quelli che si lamentano per il calo demografico, gettassero la tonaca alle ortiche e si riproducessero. Non è dunque egoismo il loro? Non sono forse ripiegati miseramente sulla loro
idea di salvezza per poter procreare? Sono forse capitalisti, i vescovi, i preti, le suore cattoliche che amano i bambini degli altri? Senza voler
essere irriverenti, ce ne addolora, un po’ di carità cristiana.

L’egoismo è una componente delle società anche se non capitaliste. Non è che gli africani fanno più figli perchè sono più generosi ed altruisti degli europei e dei preti cattolici, che non ne fanno affatto o per lo meno, se li fanno non li dichiarono. È vero la crisi del capitalismo incide eccome, ma insomma il capitalismo è sempre stato più o meno in crisi e non sempre c’è stato un concomitante fenomeno di denatalità. È comunque per lo meno curioso l’ idea di stabilire la crisi di una società dal dato demografico. Vi sono Stati giunti al massimo della loro prosperità con un numero molto
contenuto di abitanti ed imperi che si sono dissolti sotto il peso delle nuove cittadinanze.

Anche su questo l’Avvenire farebbe meglio a riflettere. Con il capitalismo, forse è un torto, si esercita maggiromente il diritto della propria coscienza che decide individualmente cosa sia meglio fare per se stessi. Se uno tira la carretta ogni giorno e ciononostante teme il peggio, non ha molta voglia di fare figli e speriamo che i vescovi, almeno questi disgraziati li perdonino.
Ma è chiaro che il bersaglio è quello grosso, ovvero non fanno figli per ragioni edonistiche nemmeno quei cittadini agiati che se li potrebbero permettere. Qui però varia molto il discorso, perchè c’è invece chi agiato o disagiato che sia, vuole avere figli e li ha perchè nelle società libere non c’è nessun comportamento o remora sociale che glielo impedisce, anzi ci si
preoccupa delle agevolazioni. Allora bisogna che i vescovi si rassegnino, così come loro non fanno figli, molti altri non li fanno e questo è un problema di coscienza che il capitalismo può solo aiutare a sviluppare rispetto alle società più arretrate. È vero che manca un’istanza sociale, ad esempio lo Stato non chiede di fare figli perchè non saprebbe che farsene rispetto a quando aveva ambizioni di grandezza maggiori di quanto oggi. Allora sì che il tasso di natalità cresceva, e con quello anche le prospettive di guerra, a perdere per il Paese. È questo che rimpiangono i vescovi?