Dall’Europa monetaria all’Europa politica a colpi di debito

Ci si chiede in queste ore quanto e se siano realmente preoccupanti le parole del Presidente dell’Associazione Bancaria italiana, Antonio Patuelli, il quale in una intervista dichiara di non essere al corrente, a nome delle banche italiane ed in qualità di loro massima autorità, delle modifiche in via di attuazione al MES (meccanismo europeo di stabilità) convenute dai nostri rappresentanti istituzionali con l’Unione Europea e con gli altri paesi membri; in effetti, non troppi giorni fa, in molti di noi potemmo apprezzare i suggerimenti e l’autorevole opinione di Davide Giacalone a riguardo, su questa testata ed altri media, con particolare riferimento all’intrinseca convenienza, sia passata che futura, che tale introduzione è significata e significherà per il nostro paese; sia in termini concreti passati, carta questa in verità poco ben giocataci, in proiezione, sui tempi che ci ha fatto guadagnare non ben spesi… ma che un effetto performante sul nostro debito ha già prodotto in realtà, facendone decrescere il costo negli ultimi anni e quindi facendoci in sostanza risparmiare diversi quattrini come paese.
Bene, che il meccanismo sia in un certo qual modo un riassetto in senso virtuoso della politica economica e del debito dei paesi membri… lo abbiamo compreso, sarebbe in tutti i modi un deterrente al fatto di scommettere, da un punto di vista bancario, meglio sul dissesto che non sulla fiducia, e quindi in qualche maniera l’incentivo più a fare male ed a fare finanza speculativa (finanziando il debito sovrano italiano) che a finanziare gli investimenti probabilmente; il che nell’ottica politica di un paese e di una comunità non è proprio un bel pensare ed un bel vedere; sempre Giacalone ci metteva in guardia però delle possibili controindicazioni derivanti dall’istituzione del MES in definitiva questa introduzione vede verificarsi almeno in parte quella sperata armonizzazione del sistema creditizio che ci rende tutti ugualmente responsabili del debito sovrano comunitario e ci etichetta quindi, nei bilanci, come identici in termini di fiducia; peccato che non facciano lo stesso i mercati, i quali continuano a considerarci (mediante altri criteri) ad alto rischio, e quindi quelli che pagano gli interessi più cari;
Ebbene, oggi, al netto di considerazioni contrarie altrui che pure ho letto, che dipingono questa riforma del MES quale aberrante da un punto di vista sia economico che politico, anche dell’assetto democratico insomma, perfino come l’esasperazione della Troika… e chi più ne ha più ne metta, devo dire però che le parole di Patuelli mi risultano avere un peso diverso; perché c’è da dire che, in effetti, lo stesso ci ricorda come sia molto alta la detenzione di debito dello stato italiano da parte degli istituti bancari nazionali (circa il 70 %) e quindi che, in mancanza della necessaria rivalutazione del meccanismo, le stesse, potrebbero vedersi costrette in quanto istituti autonomi, a non comperare più lo stesso ed a mandarlo quindi in larga misura deserto ed invenduto.
A questo punto, nella speranza che comprendano la nostra inefficace ed impropria “grammatica economica” da semplici redattori di provincia, che per quanto mai sazi di conoscenza hanno però molto a cuore sia il paese che il progetto europeo, chiederei ai nomi illustri in materia, e quindi allo stesso Davide Giacalone che se n’è già occupato, certamente non meno meritatamente a Giorgio La Malfa oltre che al riferimento economico del PRI Saverio Collura, possibilmente di accogliere la domanda di spiegazioni chiarificatrici in merito.