Contro il populismo, dai moscardini alle sardine

Le sardine sono tra i pesci oceanici una delle specie più predate, persino dagli uccelli e in genere finiscono sott’olio, in scatola. Di movimenti politici con nomi ittici si conoscevano solo i “moscardini” in Francia due secoli fa e quelli erano chiamati così per disprezzo dai loro avversari. Il moscardino è pur sempre un mollusco. Anche i moscardini erano antipopulisti, detestavano sanculotti e giacobini che combattevano a bastonate. Le sardine hanno il pregio della non violenza che va loro riconosciuto. Visti i gilet gialli, non è poco. Mentre i moscardini scelsero il tempo giusto, la crisi del governo giacobino, le sardine sono in anticipo, in quanto non ce l’hanno tanto con il governo attuale, quanto con l’opposizione.. Questa particolarità fa comunque pensare che l’attuale governo e le sue forze non abbiano possibilità alcuna contro il populismo leghista. Le sardine si preparano dunque per un domani, mai questo populismo divenisse maggioritario come è ampiamente possibile. Per questo la storia delle sardine potrebbe essere solo agli inizi ed una loro valutazione oggi prematura. Difficile infatti che convocando la piazza di popolo sconfiggano il populismo, che si neutralizza solo con le buone leggi, in modo che il popolo tutto non si lamenti. Esse si definiscono semplici anticorpi e quindi sono un terzo rispetto all’attuale bipolarismo, il che consiglierebbe per chi anche è terzo, di guardarle con un qualche interesse. Le sardine per loro natura, a contrario dei moscardini, più statici, se vogliono sopravvivere, devono cambiare rapidamente e sovente posizione. Piuttosto è una forma di consolidato successo questa italiana di inventarsi nuove aggregazioni dai nomi obsoleti o bizzarri, Forza Italia, 5 stelle, Italia viva, sardine, per citarne alcuni, che trova riscontri più lenti e limitati nel resto delle democrazie occidentali, soprattutto in quelle anglosassoni, dove tutto sommato, i partiti tradizionali hanno mostrato maggiore tenuta. È vero che i partiti italiani ancora più degli altri europei si richiudono in se stessi rivelandosi incapaci di cogliere i cambiamenti e preferendo un’ angusta autoreferenzialità, ma è anche vero che in Italia il fenomeno trasformistico è sedimentato quanto quello populista e capace di originare altrettanti danni. Meglio sempre mostrare una certa cautela nel giudizio sui fenomeni politici nuovi, così come servirebbe anche cautela nello slancio verso la promessa palingenetica di una società che in vero fatica da sempre a curare i suoi difetti quale forma si inventi. Nemmeno a dirlo questa cautela manca in entrambi i casi e alla fine ci rimette la vita democratica della Repubblica, che non si celebra nelle piazze, ma in Parlamento.