Un solo Stato

Il riconoscimento degli insediamenti ebraici in Cisgiordania da parte del governo statunitense pone fine ad una ignominia della storia della politica internazionale durata e sopportata troppo a lungo. Il ricatto omicida dei movimenti arabi durato per decenni ha reso possibile qualcosa che gli Stati Uniti d’America sono stati finalmente capaci di rigettare e questo è un merito che resterà alla presidenza per il resto tanto discutibile di Donald Trump. In un vertice della Lega Araba nei primi anni ’70 del secolo scorso Bourghiba disse che la Giordania “era solo il nome di un fiume”, e questo era già tanto rispetto al nome di Stati disegnati nella Regione con il compasso dal ministero delle colonie britannico. L’Algeria ed il Marocco, liberati dal colonialismo francese avevano mutuato il senso dello Stato tramandato da quelle amministrazioni per oltre un secolo, lo stesso si poteva dire per l’Egitto che contava anche su una lontana civiltà alle spalle, ma i nuovi paesi arabi, non avevano nessuna cognizione dello Stato e non potevano che sussistere attraverso forme monarchiche che si consumano e si superano attraverso la cultura tribale del mondo arabo che li caratterizza. Quando Nasser cercò una via di modernizzazione, il mondo arabo liberato dagli ottomani precipitò in dittature ancora più efferate e la Giordania, dove la famiglia haschmita giunse al potere, venne disprezzata dagli altri regimi per il suo realismo. Questa accozzaglia di tirranie mediorientali mosse guerra due volte ad Israele e nonostante la superiorità di uomini e mezzi disponibili, anche la Cuba di Castro inviò il suo contingente militare, venne comunque sconfitta. Nel 1967 Israele, paese aggredito, tracciò una linea di sicurezza che comprese gli attuali territori dell’antica Giudea e Samaria che con il mondo arabo hanno a che solo per lo sviluppo degli insediamenti avvenuti sotto l’occupazione dell’antica Roma. Anche ritenendo superata la questione storica, resta quella militare: perchè mai rinunciare ad un territorio guadagnato con una guerra vinta? Israele consapevole dell’esplosione demografica ha sempre messo sul piatto la pace in cambio della terra, solo che questa pace non l’ha mai ottenuta. Appena un’organizzazione antisionista si rendeva disponibile a trattare, ne sorgeva un’altra irriducibile. La posizione politica iraniana è convinta della necessità di cancellare Israele dalle mappe e questa è una soluzione possibile della crisi mediorientale. Difficilmente sorgerebbe uno stato arabo al suo posto ma forse un califfato, come sogna Hamas e qualche altro. Chi invece è contrario alla distruzione di Israele e crede che abbia diritto ad esistere, dovrà presto o tardi rendersi conto della necessità di vedere un solo Stato nel vecchio regno di Giudea, quello israeliano e prepararsi a difenderlo. Gli americani lo hanno compreso. Bisognerebbe che lo comprendesse anche l’Europa.