Roma, tra luci ed ombre

Roma non si fa mancar nulla. E come se non bastasse l’elenco di problemi, torna prepotente quello relativo alla sicurezza. Un pacchetto di questioni che rendono la Capitale quasi ingovernabile. Quasi utopico pensare la si possa controllare, semmai è lei che controlla te. E se i Repubblicani hanno da sempre un approccio pragmatico, di lungo respiro, con una certa idiosincrasia per gli interventi a pioggia, Roma dà filo da torcere, perché sembra sottrarsi ad ogni tentativo di pianificazione e di ragione.

La sicurezza, dicevamo. L’omicidio di Luca Sacchi, gli spari in via Boccea hanno contribuito a diffondere un senso di paura. Forse una percezione sbagliata, perché Roma rimane una delle città più sicure (e ha un tasso di omicidi dello 0,5 casi ogni 100000 persone). Eppure i cittadini si sono interrogati sull’efficacia dei controlli nei quartieri, anche per lo spaccio di droga e, vedi Centocelle, si sono mobilitati, organizzando riunioni e marce di protesta. Il Ministero dell’Interno e la giunta Raggi hanno organizzato un vertice per discutere un nuovo piano strategico. In Prefettura si sono incontrati il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il sindaco Virginia Raggi. Con loro anche il capo della Polizia Franco Gabrielli e il vicepresidente della regione Lazio Daniele Leodori. Zone calde da controllare Tor Bella Monaca, San Basilio, Tor Sapienza, Torre Maura, Quarticciolo, Monte Spaccato, San Lorenzo, Termini e Tiburtina. Con nuove assunzioni già dal 2020 nelle forze dell’ordine.

Ma non ci sono solo ombre nel presente della Capitale. Civis, cioè l’accordo tra La Sapienza e gli atenei europei per una sorta di ‘super Erasmus’ è una pagina di eccellenza che lascia ben sperare per il futuro.

L’unione romana del Pri ha intanto pronto la prima iniziativa ‘tecnica’ sui Rifiuti, che stiamo annunciando da questa estate, e non sarà l’ultima. Ne parliamo con il segretario Michele Polini.