Corrado Ocone: «Ecco perché non digerisco le sardine»

«Quando la politica si riduce a rappresentazione, una politica classicamente intesa non sa più che pesci prendere. È allora che, per arginare la marea montante che sta per travolgere roccaforti un tempo inespugnabili, si può pensare di fare argine con un muro di sardine compatte. La sardina è un “pesce povero” ma anche “grasso”: sembra adeguato a questi tempi di “decrescita” teorizzata e di consumi ancora pingui restati sulla tavola lasciati come scarto da genitori abituati a mangiare alla grande (senza porsi troppi problemi di dieta, fra l’altro)».

Corrado Ocone, su Le Formiche, mostra di non gradire molto l’iniziativa bolognese di Mattia Santori, Andrea Garreffa, Giulia Trappoloni e Roberto Morotti che si sta diffondendo rapidamente un po’ dovunque. Non è certo la prima volta che un certo movimentismo di sinistra cattura l’attenzione in modi simili, ma le letture superficiali, la contrapposizione facile, lo slogan, certo non aiutano chi vorrebbe si affermassero pensieri e azioni concrete. E forse non è un caso che iniziative così trovino terreno fertile in aree politiche abituate a un certo ‘misticismo’ e ‘vagheggiamento utopico’. Insomma: dal sole dell’avvenire alla sardina. Eppure la politica è cosa complessa, è mediazione, è conoscenza, è competenza. Cioè dialogo e confronto.

«Strani questi italiani: sono così pignoli che in ogni problema cercano il pelo nell’uovo. E quando l’hanno trovato, gettano l’uovo e si mangiano il pelo» (Benedetto Croce)

«Lo stesso liberalismo», ha precisato Ocone, «non è definibile in astratto, segnalando piuttosto l’esigenza di tenere sempre aperta la tensione fra le polarità opposte che costituiscono la vita umana e delle umane società. Il nostro Benedetto Croce, come ci ricorda Eugenio Di Rienzo, nel suo libro Gli anni dello scontento. 1943-1945, uscito da poco per Rubbettino, era tutto il contrario del liberal, né la sua figura può esseere fatta entrare in un pantheon progressista e democraticista (come pure è stato fatto). Egli era occidentalista e atlantista, anticomunista oltre che antifascista, ma era ben consapevole che senza difendere (ad esempio nei “trattati di pace”) la dignità della nazione e della Patria italiane anche la libertà sarebbe andata in crisi». Lo abbiamo intervistato.

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