Soldato blu

Amici repubblicani di lunga data fanno circolare sulla rete web, in buona fede ovviamente un’asserzione priva di qialsiasi fondamento storico, a cominciare da quello razionale, ovvero il presunto “olocausto” delle popolazioni indiane d’america. La cifra riportata fa impressione: cento milioni di morti. È chiaro che se fosse vera cosa volete che possa essere quella dei 4 milioni morti nei campi di concentramento nazista? E come possiamo preoccuparci di 4 milioni di ebrei morti, davanti a cento milioni di indiani dimenticati?

Una delle immagini che girano nel web e nei social

Gli assassini non erano i nazisti, sono gli americani. Il neofascismo ha prima di tutto cercato di megare l’olocausto ebraico e a aveva eletto un suo campione insospettabile, lo storico britannico David Irving che non solo era un cattedratico di fama, ma anche un narratore brlilante. Non fosse che la rivisitazione della seconda guerra mondiale di Irving per cui i campi di prigionia nazisti non erano adibiti allo sterminio è stata sbugiardata pubblicamente in tribunale ed Irvin è apparso a tutto il mondo quello che è realmente, ovvero un falsificatore. Non potendo più sostenere un negazionismo radicale e contare su uno storico accreditato il nofascismo d’accatto ha ripiegato sulla falsificazione in larga scala, per cui, sì, l’olocausto c’è stato, ma quello degli ebrei non è niente in confronto a quello compiuto dagli americani sugli indiani. Il problema di una simile tesi è dimostrare che gli indiani di america arrivassero almeno a 4 milioni di abitanti, cifra molto discutibile perchè sulla base dei reperti storici documentati e conosciuti per tutto il secolo scorso, le popolazioni indiane del nord america si calcolano in qualche decina di migliaia. Le tribù più numerose, i Siuox contavano al massimo del loro splendore 150 mila individui. Gli apache 50 mila. I Cheyenne 30 mila e pure occupavano tutti più di un singolo attuale stato nord americano. Chiaramente non c’è un censimento ufficiale, l’unico fu fatto al termine delle guerre indiane nel 1888 dove gli indiani sopravvissuti erano intorno ai 90 mila, probabilmente un terzo della popolazione originaria che intorno al 1870, cioè all’inizio delle guerre indiane, doveva comunque essere già ridotta di centomila unità. È difficile infatti pensare che siano morti più di diecimila indiani in meno di dieci anni di conflitti con gli Stati Uniti d’America dopo la guerra di secessione. È più plausibile che le principali perdite avvennero all’epoca della guerra di indipendenza americana. Questo perché le tribù indiane si combattevano fra di loro cruentemente fino a estinguere alcuni ceppi autoctoni, come i Navajo o i Mohicani, o gli Uroni, e perchè il nuovo governo statunitense, guidato dal generale Washington, diede l’ordine di distruggere e disperdere le tribu irochesi che avevano combattuto per gli inglesi. Ma all’indomani della guerra di Washington di rappresaglia contro gli irochesi, i governi statunitensi cercarono di stabilire dei trattati con le popolazioni indiane tali da evitare i conflitti. Per cui nessuna colonizzazione, nessuna annessione, una semplice richiesta di ripartizione della terra sulle basi delle reciproche necessità. In alcuni casi questa politica ebbe successo. In altri c’erano situazioni indefinibili per cui non si capiva se il trattato veniva rispettato o meno e da chi. Gli indiani d’america erano popolazioni guerriere e nomadi per cui era oggettivamente difficile farle accettare simili trattati e dall’altra parte vi erano bianchi pronti ad alimentare le tensioni. Quello che è certo è invece che non c’è un piano di distruzione delle popolazioni indiane da parte del governo, né una teorizzazione della superiorità della razza bianca. L’Unione che aveva abolito la schiavitù guarda agli indiani come ad una popolazione perfettamente legittima. Vi sono casi molti discutibili, il governo dopo aver assegnato un territorio ai nasi forati, una delle poche popolazioni indiane non guerriere, per ragioni commerciali chiede di spostarli e i nasi forati scendono sul piede di guerra. È il 1877 e qui abbiamo la possibilità di conoscere meglio la quantità della tribù del valoroso capo Giuseppe. 200 sono i guerrieri morti in 4 mesi di battaglia contro l’esercito, 400 i prigionieri. 200 i sopravvissuti che si trasferiscano in Canada. 150 i morti militari bianchi. Abbiamo anche le cifre della più importante battaglia che si consumò contro i Sioux, tre tribù, fuori dalle riserve, avvenuta l’anno precedente, dove le guida delle cavellerie stimano tremila tende accampate, per un totale di 15 mila indiani, 4000 guerrieri e la conferma di queste cifre viene data dalla mobilitazione dell’armata statunitense di poco meno di 3000 soldati. Ammettiamo che fossero rimasti altri 15 mila Siox nella riserva, cosa da escludere tassativamente, ed ecco che tutte le tribù Sioux raccoglievano 30 mila individui. Sono stati sterminati? Non parrebbe, venne invece sterminato il battaglione del generale Custer ed il governo americano come rappresaglia, evitò un nuovo scontro eliminando i principali capi Siuox. Raccapricciante? Capo Giuseppe che si era ritirato in buon ordine, morirà serenamente nello stato di New York nel 1904, lo stesso era avvenuto in Arizona per il terribile Cochise. Su una materia di questo genere che comporta anche la riesumazione di alcuni casi efferati, la guerra c’era, quella si, è plausibile avere la valutazione che si preferisce e anche sostenere come Pino Rauti nel 1969, che gli indiani avessero ragione. Quello che non si può invece sostenere è un olocausto, prima di tutto perchè gli indiani non erano inermi, spesso attaccavano per primi, secondo perchè non c’era il desiderio di sterminarli, terzo perchè non erano milioni, ma poche decine di migliaia e si sentivano padroni di un continente sterminato, senza recintare un solo pezzo di terra. È possibile invece che la civiltà Atzeca, o quella Maia intorno al 1500 contassero 25 o trenta milioni di individui diffusi su tutta la zona del golfo del Messico, ma questa è un’altra storia che niente c’entra con quella degli Stati Uniti d’America.