L’altra sponda del mediterraneo

Le dichiarazioni provenienti da esponenti della maggioranza e del governo nelle ultime ore sulla vicenda Ilva, sono dettate dalla frustrazione per una situazione oramai fuori controllo. In particolare, la minaccia di portare Mittal in tribunale sarà stata accolta dalle risate dei legali di un’azienda di professionisti davanti alla scempiaggine di una classe politica di dilettanti. Anche chi ha mostrato più buon senso ponendosi il problema di reintrodurre lo scudo legale, non si rende conto che una volta avvenuto il mutamento si sono compromesse le condizioni di un accordo e che da quel momento le imprese internazionali che potrebbero investire in Italia sanno di non potersi fidare. Senza parlare di coloro che sostengono di un piano recondito di Mittal per chiudere un’azienda che voleva chiudere la magistratura di Taranto ed un partito di governo che sulla chiusura ha preso i voti degli elettori. Perso il nucleare, persa la chimica, l’Italia si prepara a perdere la sua ultima eccellenza quella dell’acciaio. Non si dica solo che questa è la trama di un complotto ordito magari su un panfilo britannico da potentati stranieri che ci volevano in ginocchio. Questa è la scelta dissennata di una classe politica che non ha mai avuto la minima idea di come si rende indipendente ed autorevole uno Stato nazionale nel mondo e che oggi si predispone a garantire il futuro dell’Italia nella pesca e nell’allevamento ittico, come avviene e se ne vedono i risultati in un qualsiasi paese dell’altra sponda del mediterraneo privo delle sufficienti risorse di materie prime.