Don Romolo Murri e la storia dimenticata

Forse non tutti sanno che il fondatore della prima Democrazia Cristiana fu un Radicale, una sorta di Marco Pannella d’inizio Novecento.
La storia ci racconta e ci insegna che un prete marchigiano venne eletto in parlamento, nel lontano 1909, proprio dai radicali e dai socialisti: don Romolo Murri, colui che diede vita al primo partito dei cattolici nell’Italia liberale e post-unitaria. Infatti, Murri trovò uno spazio d’azione politica lì dove regnavano le libertà di coscienza, di pensiero e di parola. Con l’ostracismo delle gerarchie.
La storia ci ricorda che don Romolo militò attivamente nel gruppo radicale e che difese sempre una profonda visione cristiana della vita da tutti i pregiudizi del potere ideologico o dogmatico.
Insomma, nell’Italia di Giolitti e di Sonnino, il fondatore della Dc fu anche radicale. Una specie di “doppia tessera” ante litteram.
Un precursore che restò vittima, per usare un’espressione del giornalista Federico Orlando, «dell’infinita ferocia dei valori». Di conseguenza, negli anni del “non expedit”, Murri venne sconfessato dal Vaticano, poi sospeso dal sacerdozio, quindi scomunicato.
Altri tempi.
Non credo che quella storia possa ripetersi. Le obsolete contrapposizioni tra laici e fedeli o tra laicità e religiosità rappresentano male un dualismo ideologicamente distorto e già ampiamente superato dallo stesso Romolo Murri. Perché sono contrapposizioni del passato, almeno si spera, spesso dettate da una falsa dicotomia che non ha più ragione di persistere. Credo che il pensiero liberale, fin dai tempi di Murri, abbia attraversato anche la Chiesa cattolica conducendola, gradualmente, verso una visione più vicina al messaggio evangelico dell’amore, del perdono e della spiritualità, piuttosto che chiudersi nel potere temporale in cui era ingabbiata prima della Breccia di Porta Pia del 20 Settembre 1870.
È arrivato il momento, insomma, nel 2019, di avviare un dialogo
inclusivo che raccolga il senso dell’universalità degli uomini. Del resto, “cattolico” significa universale. Al di là degli steccati. Oltre gli ideologismi e i dogmatismi. L’idea dei Repubblicani credo sia ancora oggi la stessa: quella di un partito riformatore che sappia essere laico nel senso più ampio e onnicomprensivo del termine, senza discriminazioni e senza veti. Dove possa affermarsi la libera coscienza di ciascuno, nel rispetto della nostra Carta costituzionale. Questa – tra l’altro – è l’idea centrale su cui si fonda anche il progetto politico, quindi culturale, dei Corsari e dell’idea di un Partito Eta Beta.
A tal proposito, Romolo Murri, oltre un secolo fa, scriveva: «A chi mi chiede la mia posizione politica, io rispondo che sono democratico e radicale: a chi mi chiede la mia fede, io rispondo che sono cristiano… Ma si può aggiungere che, anche considerato questo aspetto, interiore e religioso, la democrazia ripudia un’etichetta confessionale, in quanto è così spesso priva di ogni contenuto di religiosità vera e quindi essenzialmente antidemocratica».
Ecco il punto che mi appassiona perché sono sempre incuriosito e affascinato dalle contraddizioni, dai contraddittori, dagli ossimori, dai paradossi che poi, invece, dimostrano una coerenza di fondo straordinaria.
A proposito di ossimori, come ho scritto, quello che più mi appassiona tra tutti è il fatto che a fondare la Democrazia Cristiana in Italia fu a suo tempo un libertario, un radicale, un corsaro. Infatti, oltre cento anni fa, nel 1910, Papa san Pio X scrisse una solenne lettera agli arcivescovi e ai vescovi francesi, intitolata “Notre charge apostolique”. Si trattò di un chiaro testo di condanna nei confronti del modernismo e di tutte quelle correnti di pensiero che avrebbero potuto mettere a rischio il cosiddetto non expedit, cioè l’ordine categorico impartito dal pontefice a tutti i cattolici affinché si mantenessero rigorosamente fuori dall’attività politica ed elettorale. Insomma, a quanto pare, il modernismo apparve a Pio X come una grave minaccia per la linea intransigente assunta dal papato, con la caduta del potere temporale, come ho già ricordato, nel 1870.
La lettera in questione, insomma, tra le altre cose, colpì anche il celebre Sillon: il movimento politico francese di Marc Sangnier.
Esattamente dieci anni prima, il 3 settembre 1900, a Roma, lo stesso Marc Sangnier era stato tra i cento giovani, insieme a Luigi Sturzo, che parteciparono all’assemblea fondativa della Democrazia Cristiana Italiana. L’incontro fu voluto e preparato da un quasi sconosciuto riformatore e sacerdote marchigiano: don Romolo Murri. La storia organizzata dei democratici-cristiani cominciò da lì. Molto tempo prima della Dc di Alcide De Gasperi. E tutti noi, oggi, ne siamo i beneficiari, in qualche modo: eredi.
Nato a Gualdo, vicino Macerata, proprio nel fatidico 1870, Romolo Murri è una delle figure più carismatiche, intelligenti e coraggiose del suo tempo. Fu un eretico e un libertario convinto.