Acqua alta sulla Repubblica Italiana

Ho scritto giorni fa, che sono bastati alcuni eventi della cronaca per spazzar via l’assordante stupido linguaggio delle contese tra i cosiddetti alleati su “manovre” e manovrette per utilizzare le manovre che ci stavano sommergendo. Certo, c’è da fare attenzione al linguaggio dei politici e sedicenti tali, ma non è solo questione di linguaggio.
L’ondata di maltempo, l’“acqua alta”, il calendario con le scadenze di contratti essenziali, sembra riescano a far sì che anche i nostri incredibili governanti si rendano conto della sciocchezza pericolosa del loro giuocare alla politica ed a far finta di affrontare i grandi problemi mondiali.
Altro che le bizze dei Di Maio, dei Conte, dei Zingaretti. Altro che la guerra delle chiacchiere. Ci sono problemi veri e gravi, scadenze ineludibili, conseguenze non affrontate di scadenze verificatesi da tempo che pendono sul nostro Paese, sulla sua economia, sulle sue Istituzioni.
Se l’acqua alta e le inondazioni di Venezia e di Matera sono eventi che non può dirsi siano scaduti o da scadere, la maggior parte dei grossi guai con i quali i nostri governanti sono o dovrebbero essere alle prese sono le conseguenze immediate, per non parlare delle ricadute a medio e lungo termine, di altre scadenze già verificatesi, di fronte alle quali l’atteggiamento dei vari governanti, quelli attuali ed anche i loro predecessori è stato ed è quello dello scrollare le spalle, del rinvio a domani, che sarà un altro giorno.
L’arretrato della Repubblica Italiana è spaventoso. Del resto, guardiamo i più grossi problemi di questi giorni. Le scadenze ed i tempi del completamento della diga Mose è un’eredità di chiacchiere, di polemiche, di stupide teorizzazioni che ci portiamo dietro da tempo con ritardi di cui oggi si paga lo scotto.
C’è un Italia retrograda, falsamente progressista e di Sinistra. Quella contro “la crescita insostenibile”, contro le sovrastrutture benchè essenziali, contro la TAV, contro la diga Mose, contro le acciaierie di Taranto. Che a tal fine si fa e si proclama ecologista.
La diga Mose, che avrebbe salvato Venezia in questa sciagurata circostanza, è in ritardo di anni. Ed è costata tre volte l’Autostrada del Sole.
Su questa tomba del nostro vigore economico e della nostra saldezza nazionale giocano a nascondino quelli del “Bar dello Sport” che, magari, attribuiscono l’alluvione all’inquinamento e poi ci prendono in giro proclamando di aver vinto la povertà.
“Acqua alta” non solo a Venezia. Sulla Repubblica Italiana. E non basterà il mutare del tempo e dei venti per uscirne.
C’è da sperare che l’uscita di scena di questi giocherelloni sulla pelle della Nazione, questi teorici del NO al progresso ed alla tecnologia, zittiti dal fragore della tempesta e dallo scroscio dell’alluvione escano definitivamente di scena. E ora, subito. Anzi, è già tardi.