Torna in libreria l’Almanacco Repubblicano

Un nuovo strumento di comunicazione culturale affiancherà a breve L’Iniziativa Repubblicana. Riprenderà infatti le pubblicazioni l’Almanacco Repubblicano, come conferma ulteriore di un ritrovato spirito di tanti amici del Pri che vogliono tornare protagonisti. Con interventi di studiosi d’area, e ospiti di vario orientamento politico, economico e culturale, l’obiettivo è quello di approfondire un grande tema, quest’anno l’Europa, privilegiando l’analisi e l’approfondimento. In appendice, come tra da tradizione, i fatti salienti del 2019, con la segnalazione degli eventi più importanti per la vita del Partito.

La tradizione degli almanacchi data in Italia almeno a partire dal medioevo. Venivano in genere pubblicati una volta l’anno e davano indicazioni astronomiche utili ad agricoltori e naviganti, più tardi si arricchirono di notizie popolari di altro genere, raccontando i fatti del mondo con un taglio leggero. Spesso erano l’unico mezzo di diffusione culturale tra i contadini. In epoca recente hanno avuto larga diffusione in Italia alcuni almanacchi che sono rimasti in qualche modo fedeli alla tradizione popolare come Barbanera o il calendario di Frate Indovino (dal 1944). Su Rai Uno andò in onda dal 1976 al 1992, con una sigla con sonorità medioevali, l’Almanacco del giorno dopo.
Quando Giovanni Conti propose con cadenza annuale il suo Almanacco Repubblicano nel 1922, l’intenzione era quella di rompere con questa tradizione, sull’esempio del volume curato dal 1833 al 1842 da Pietro Thouar, educatore e pubblicista, che trasformò per primo gli Almanacchi da semplici ‘lunari’ e calendari in strumenti di formazione civile e popolare.

Bonanno editore si è già distinto negli anni Settanta del Novecento per gli studi risorgimentali, pubblicando scritti di Giovanni Spadolini, Rosario Romeo, Denis Mack Smith.