Piove. E l’Italia è in ginocchio

Emergenza chiama emergenza. «Fu dopo la disastrosa alluvione del 1966 che iniziò il dibattito che, infine, portò al varo della legge speciale per Venezia», scrive oggi Pierre Zanin, coordinatore Pri in Veneto. «Nelle intenzioni dei promotori – dagli enti locali alle forze politiche nazionali – essa doveva essere lo strumento per mettere in sicurezza fisica questa fragile città e proteggerla dal rischio di nuove disastrose inondazioni. Il Consorzio Venezia Nuova, già concessionario unico delle opere di salvaguardia, ed il progetto M.O.S.E. sono – tra gli altri – il frutto di quelle iniziative. Dopo la distruzione di questa notte non si può non essere indignati per il fatto che un’opera pubblica progettata proprio per difendere Venezia dalle acque alte eccezionali, costata quasi 6 miliardi, non sia ancora in funzione (opere completate al 95%) e, anzi, i test tecnici compiuti nei giorni scorsi abbiano evidenziato malfunzionamenti tali del dispositivo da non consentirne l’esecuzione. Una beffa. Il simbolo, uno dei tanti purtroppo in questa nostra povera e disgraziata Italia di fine decennio, di una classe dirigente del Paese incapace affrontare e gestire i problemi, parolaia ed irresponsabile. Venezia come Alitalia, ILVA ed altro. È necessaria una iniziativa urgente prima che il populismo travolga tutto e tutti. In questo momento molto triste, si apre uno spazio politico in più per i repubblicani ed una classe politica dirigente responsabile, finalmente all’altezza dei problemi. A partire dal Veneto».

E a Roma l’emergenza ormai si è cronicizzata. Di questo parliamo con il segretario dell’unione Romana Michele Polini, che ci aggiorna sulle tante iniziative in cantiere.