Marco Spina intervistato dall’Avanti!

“Ventenne, risulta essere una personalità molto preparata e pronta al confronto ideologico e di contenuti senza alcuna preclusione”. Questo il veloce ritratto di Marco Spina, segretario nazionale della Federazione dei Giovani Repubblicani in un’intervista pubblicata sull’Avanti!.

«La FGR è una delle giovanili più antiche d’Italia, poiché bisogna considerare che esisteva già all’inizio del novecento. Paradossalmente, uno dei segretari nazionali della FGR fu Pietro Nenni, nel 1915, che poi diventerà il leader dei socialisti. Ci fu anche l’onorevole Martelli, che poi fu affascinato dalla figura di Craxi. Ma Martelli nasce repubblicano, tra le fila della FGR, e fu anche vicesegretario nazionale della federazione.
Abbiamo iniziato un discorso con l’amico Enrico (Enrico Maria Pedrelli, segretario della FGS. Ndr) e sicuramente possiamo dialogare sul campo economico, perché siamo con un tronco senza se e senza ma a sinistra su questo piano. Noi siamo keynesiani e, soprattutto, siamo molto critici verso il liberismo imperante. Questo neoliberismo che va avanti da trenta-quarant’anni a questa parte, accentuato dall’entrata in vigore dei parametri di Maastricht e dell’ingresso nell’euro. Diciamo che dalla caduta del muro di Berlino in poi si è instaurata quella mentalità globalista e mercatista che vuole gli individui scontrarsi all’interno del libero mercato per assecondare i propri impulsi egoistici e pensando che in questi termini si possa favorire il benessere dei cittadini, di un paese o come se i cittadini potessero averne un qualche beneficio. In questo senso, lo Stato ha abdicato al ruolo del mercato, perché la politica non ha più il primato su economia e mercato. Anzi, è l’esatto opposto. Quando tu hai un commissario europeo tedesco di prestigio che dice “I mercati insegneranno agli italiani come votare”, allora qui nasce un problema di natura economica, politica e sociale. E questo tipo di uscite “ultra limina” fanno si che nasca un impulso anti-europeo.
In questo senso come fai a creare un’Europa dei popoli e delle nazioni se hai una UE a traino franco-tedesco? Con una Germania peraltro che se ne frega dei parametri europei, sforando costantemente il tetto del 3% annualmente, basti vedere la bilancia commerciale teutonica a titolo esemplificativo. Citando La Malfa, quando tu non hai una moneta nazionale e non puoi ricorrere al debito come puoi applicare delle politiche di sviluppo? Basti anche pensare ai compiti attribuiti alla BCE, articoli 105 e 107 dello Statuto. Gli Stati non possono chiedere non posso sollecitare la BCE a muovere risorse.
Noi siamo dell’idea che si debbano rivedere, da questo punto di vista, i trattati europei, anche perché se la BCE non pensa minimamente al problema della disoccupazione, che è un dramma europeo, ma pensa solo a frenare debito e inflazione, bloccando investimenti e sussidi, diventa un grave problema. Questo blocca la crescita soprattutto nei paesi con un grande debito pubblico.
Il ruolo della FGR in questo senso deve pensare primariamente non ai diritti civili, cioè i diritti moderni arcobaleno, ma ai diritti delle classi sociali meno agiate, al ceto medio che si sta “proletarizzando”. Da qui si può partire anche pensando ad un’Europa dei popoli sovrani. È da lì che dobbiamo partire per costruire un’Europa mazziniana.

E oggi? «La linea politica in ogni caso, posto che ci proponiamo con una ispirazione liberaldemocratica, è dettata dalla segreteria del partito guidata da Corrado De Rinaldis Saponaro. Anche se, come diceva Ugo La Malfa, la giovanile deve avere anche un ruolo preminente e dire quello che il PRI e la segreteria non può dire, questo perché spesso – diceva La Malfa – i giovani vedono più lontano e più profondamente degli “adulti”, proprio per la spinta e la capacità di sognare che spesso con la maturità si tende a perdere».
«Mazzini affermava che il fallimento di un movimento politico e di un cambiamento sociale è la carenza di giovani. Solo i giovani non sono compromessi dalla vita, perciò maturano un occhio critico e maturano una visione diversa rispetto agli adulti. Questo pensiero fu anche ripreso da Ugo La Malfa, peraltro, che garantì una autonomia politica rispetto al partito.
Questo perché i giovani, noi tutti giovani, anche noi repubblicani, siamo un po’ tutti rivoluzionari. È grave quando un giovane non ha il fuoco del cambiamento dentro».